Heliopolis Project
Programma 101 - il primo personal computer
History - Storia Contemporanea
Scritto da Dantavelli 07 Marzo 2012
"Probabilmente vedremo due computer su ogni scrivania prima ancora di avere due automobili in ogni garage".
Questa frase sibillina e forse ingenua fu pubblicata in un articolo comparso sull'edizione serale del New York Journal, nel 1965. Correndo indietro negli anni, non possiamo non immaginare a cosa corrispondesse il concetto di "computer". Chi avesse pronunciato tale termine lo avrebbe probabilmente identificato con l'immagine di un grande contenitore decorato da luci e interruttori, prontamente attivati da un esperto in camicie bianco. E' quindi immaginabile lo stupore derivante dalla consapevolezza che tali macchine sarebbero presto entrate nelle case di tutti (o quasi) per sostare sulle scrivanie, pronte ad essere utilizzate in complessi calcoli. E questo ancor prima di possedere due automobili, il cui prezzo era solo una frazione di quello necessario all'acquisto di un computer! Ma ancor più scalpore suscitò, e suscita ancora oggi, l'oggetto che a quell'epoca procurò non pochi problemi e pensieri ai dirigenti dei colossi americani produttori di calcolatori. Si trattava di un piccolo computer programmabile concepito e realizzato in Italia dalla Olivetti.
In un epoca in cui il calcolo automatico era territorio e privilegio delle grandi aziende, che potevano permettersi investimenti milionari (in dollari), il piccolo e attraente computer italiano, battezzato "Programma 101", sembrò aprire la strada verso una nuova e inaspettata rivoluzione. Capace di risolvere in poco tempo calcoli complessi, generati e controllati da veri e propri programmi impostati attraverso la piccola tastiera, questo oggetto incredibile integrava nel suo volume ridotto una stampante per riprodurre su carta e i risultati, un lettore di schede magnetiche per "caricare" i programmi precedentemente impostati e una memoria capace di conservare i dati sottoforma di impulsi elettrici transitanti su anelli di metallo. Tutto ciò costituiva una soluzione geniale: alla fiera di New York del 1965, dove la "Programma 101" fu presentata per la prima volta, lo stand della Olivetti fu meta di pellegrinaggio per migliaia di esperti accorsi per aggiornarsi sulle novità del mondo dell'elettronica. E ognuno voleva vedere da vicino il piccolo calcolatore rivoluzionario, per verificarne le capacità e l'efficienza, magari impostando personalmente alcune procedure di calcolo.
Ma l'intuizione più importante, a mio parere, fu la consapevolezza che il "computer" sarebbe diventato un oggetto di uso quotidiano e che una grande azienda come la Olivetti non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione di dominare un campo del tutto inesplorato: se oggi possiamo vantare un tale capacità nell'aver anticipato un'era che ha radicalmente cambiato la società dobbiamo ringraziare un ingegnere italiano, Pier Giorgio Perotto, che progettò e realizzò la "Programma 101", il cui nome provvisorio fu proprio "Perottina". Insieme al suo team di sviluppo e ricerca, Perotto partecipò a tutte le fasi costruttive della sua creatura, provvedendo anche al design del contenitore metallico che ospitava gli organi interni della macchina. Quella forma, più volte giudicata inopportuna da alcuni dirigenti della Olivetti, si rivelò un capolavoro di ergonomia che valse all'azienda l'Industrial Design Award.
Ma, è necessario chiederselo, perché oggi una tale invenzione è pressoché sconosciuta al grande pubblico? Perché la Olivetti non puntò tutto sul suo prodotto rivoluzionario per conquistare un mercato che di lì a poco sarebbe diventato fiorente? Mi viene in mente la Apple, divenuta un colosso dell'informatica grazie all'intuizione dei suoi due fondatori, capaci di progettare e realizzare un computer di successo mondiale nel garage della loro abitazione. Perché nei grandi padiglioni della Olivetti, azienda affermata e riconosciuta internazionalmente, non si sviluppò il seme della rivoluzione? I motivi sono tanti, ed è difficile indagarli. La "Programma 101" ebbe un discreto successo, fu venduta in 40.000 esemplari, il 90% dei quali raggiunse gli Stati Uniti. Persino la Nasa acquistò alcuni modelli.
Ma il concetto che esprimeva non fu mai sviluppato, passarono quasi dieci anni di silenzio prima che alcune piccole aziende americane lanciarono sul mercato i primi "personal computer" che tutti gli appassionati ricordano, e che oggi sono considerati i precursori dell'informatica a basso costo. E' noto che i vertici dell'azienda italiana non vollero riporre alcuna aspettativa sul futuro di quell'invenzione, considerandola un episodio isolato: soprattutto, non fu considerata credibile l'ipotesi che i computer sarebbero diventati oggetti destinati ad un pubblico più vasto, diverso da quello delle grandi aziende. In effetti, a quell'epoca, i computer costituivano un mondo a parte, ben distaccato dalla realtà quotidiana degli stessi utilizzatori, in grado di programmarli solamente presso la propria sede di lavoro. Anche se, inaspettatamente, la Hewlett Packard preferì pagare un milione di dollari di royalties alla Olivetti per basare il suo futuro computer HP 9100 sulle soluzioni adottate nella "Programma 101".
La "Programma 101", insomma, non fu adeguatamente supportata e sviluppata, per questo possiamo definirla una "rivoluzione mancata". Ma l'intuito e la genialità del suo inventore non saranno mai dimenticate: grazie a lui possiamo sicuramente affermare che fu italiano il primo personal computer della storia.
L’Italiano Contemporaneo - Paolo d'achille
Ultimo aggiornamento 17 Gennaio 2012 Scritto da Dantavelli 17 Gennaio 2012
L’Italiano Contemporaneo
L'italiano contemporaneo (Itinerari. Linguistica)
Paolo D'Achille
Prezzo: EUR 17,00
segue un breve Riassunto
La diffusione dell’italiano nel mondo è in costante crescita, ma non è comunque paragonabile all’inglese, al francese e allo spagnolo. Anche in Italia non tutto usano l’italiano (italofoni): esso convive da sempre con i dialetti locali. Tutti i dialetti derivano dal latino volgare e hanno la stessa dignità della lingua italiana. Eccezione per il friulano e il sardo che vanno considerati sistemi linguistici autonomi. Tra le caratteristiche principali dell’italiano, che nel loro complesso costituiscono il tipo linguistico italiano, vi sono: la frequenza delle parole accentate sulla penultima sillaba; la possibilità di esprimere concetti di grandezza e piccolezza aggiungendo ai nomi suffissi vezzeggiativi, accrescitivi, ecc; la relativa libertà dell’ordine delle parole all’interno di una frase. Rispetto alle altre lingue romanze (che derivano dal latino) l’italiano, morfologicamente e fonologicamente deriva dal fiorentino del Trecento (Le Tre Corone). Prima dell’Unità, infatti, l’italiano, al di fuori della toscana, era una lingua nota a un numero di persone alquanto ridotto. Successivamente, grazie alla scolarizzazione, l’italiano ha progressivamente ampliato i propri ambiti d’uso. Nel corso del novecento, inoltre, l’italiano ha rinunciato, anche in poesia, agli arcaismi e ha fortemente ridotto la polimorfia, che creava grossi problemi alle persone poco colte. La lingua standard è l’uso linguistico che l’intera comunità riconosce come corretto: il modelli di lingua proposto dalle grammatiche.
Le varietà dell’italiano contemporaneo
Ogni lingua presenta una serie di variabili, dette assi di variazione.
La variabile diamèsica è quella legata al mezzo materiale in cui avviene la comunicazione, che distingue la lingua dei testi parlati. (es. Nel parlato non abbiamo problemi a dire a me non mi piace la panna.)
La variabile diacronica è quella legata al tempo: il passare del tempo determina inevitabilmente un mutamento nell’uso linguistico, che di solito avviene prima nel parlato e poi nello scritto. (es. nel parlato sono in declino i pronomi, egli, esso, ella, essi, che cedono sempre più il posto a lui,lei, loro.)
La variabile diatòpica è quella legata allo spazio: una stessa lingua assume caratteristiche diverse a seconda delle singole zone in cui è usata. (es. melone e cocomero sono usati al sud,anguria al nord.)
La variabile diastràtica è quelle legata alla posizione sociale del parlante e quindi dipende dal genere, dall’età, dalla classe sociale, dal livello di istruzione.
La variabile diafàsica è quella legata alla situazione comunicativa, all’argomento trattato, al grado di confidenza che si ha con l’interlocutore.
Capitolo III - Lessico
Si definisce lessico il complesso delle parole di una lingua. Tale definizione è però poco precisa perché l’unità fondamentale del lessico non è la parola bensì il lessema, che può essere formato da più parole tra loro combinate, come problema base, effetto serra. La linguistica ha elaborato il concetto di arbitrarietà del segno: anzitutto il nome delle cose è generalmente immotivato e proprio l’individuazione delle cose varia da lingua a lingua. Lo studio del lessico è la lessicologia, mentre la semantica studia specificamente i significati delle parole. Il lessico si arricchisce continuamente di nuove entrate (i neologismi) e al tempo stesso subisce delle perdite (gli arcaismi). Naturalmente nessun italiano conosce e usa l’intero lessico della propria lingua. Tullio De Mauro ha individuato circa 7000 lessemi che costituiscono il vocabolario di base della nostra lingua. Altri 45000 lessemi appartengono al vocabolario comune e compaiono in testi più complessi. Insieme, i due vocabolari, costituiscono il vocabolario corrente. Altri due settori del lessico da ricordare sono le voci gergali (le parole proprie di linguaggi usati da gruppi ben definiti) e i regionalismi (parole che non sono estese sull’intero territorio nazionale ma solo in alcune regioni o subregioni). Dal punto di vista etimologico i lessemi posso essere divisi in tre componenti:
1 - Le parole di origine latina
2 - I prestiti o forestierismi, i dialettismi (‘ndrangheta)
3 - le neoformazioni
Per coniare nuove parole si utilizzano prevalentemente i meccanismi di formazione delle parole, e in questo caso si parla di neologismi combinatori. Abbiamo però anche i neologismi semantici, quando nuovi significati si aggiungono a voci già esistenti, come nel caso dei nuovi valori assunti da sito, icona, navigare e scaricare.
Capitolo IV - Fonetica E Fonologia
Il ramo della linguistica che studia i foni (suoni) è la fonetica. Le vocali in italiano sono gli unici foni su cui può cadere l’accento. Un’altra branca della linguistica è la fonologia, lo studio deifonemi, cioè le più piccole unità distintive di una lingua. Lo studio delle lettere dell’alfabeto e delle altre annotazioni usate (punto, virgola, apostrofo) è chiamato grafematica. Il sistema fonologico dell’italiano è costituito da 7 vocali, 2 semiconsonanti e 21 consonanti.
Le vocali sono a - ε - e - i - כ - o - u. La ε si legge come è (aperta), la e come è (chiusa). La כ si legge come ò (aperta), la o come ó (chiusa).
Le semiconsonanti sono la j (si pronuncia come i) e la w (si pronuncia come u).
Le consonanti sono 21: p - b- t - d - k (si pronuncia c) - g - m - n - л (si pronuncia gn) - ts (si pronuncia z dura) - dz (si pronuncia z morbida) - tf (si pronuncia c) - dз (si pronuncia g) - f - v - s- z- ƒ (si pronuncia sc) - l - λ (si pronuncia gl) - r.+
In italiano i foni non vengono pronunciati isolati, ma in gruppi tra loro legati detti sillabe, il cui elemento fondamentale è il nucleo, che può essere preceduto da un attacco e seguito da una coda; questa insieme al nucleo forma la rima. (es. attacco mancante a-mo; attacco con una consonante mo-do; attacco con tre consonanti stra-no; attacco con semiconsonanti uo-vo, ie-ri). Nell’italiano quasi tutte le parole finiscono con vocali e più categoricamente finisce in vocale la parola che si trova alla fine di una frase.
L’accento italiano può cadere sull’ultima sillaba (parole ossitone (es. lunedì)), sulla penultima (parole parossìtone (es. matìta)) e sulla terzultima (parole proparossitone (es. tàvolo, lìbero)). Le parole formate da più di tre sillabe spesso portano anche un accento secondario.
Capitolo V -Morfologia Flessiva
La morfologia analizza le forme delle parole e le modificazioni che possono presentare per assumere funzioni e valori diversi. Lo studio delle varie forme individuate, dette forme flesse, costituisce appunto la morfologia flessiva. L’elemento minimo dell’analisi morfologica è ilmorfema (o, a, no, avo). Sulla base morfologica le lingue del mondo sono state suddivise inLingue Analitichee Lingue Sintetiche che tendono ad unire in una sola parola più morfemi. Alle lingue sintetiche appartengono le lingue flessive, in cui la parola e costituita da un elemento chiamato desinenza. Un importante funzione della flessione è che l’espressione di alcuni significati attraverso i morfemi desinenziali consente un notevole risparmio di altre parole, e quindi una più facile memorizzazione. Nei nomi italiani la flessione marca la categoria delnumero (singolare/plurale) e del genere (maschile/femminile).
Gli aggettivi
Gli aggettivi sono divisi in due classi, la prima con più forme flesse (es. buono/buona/buone/buoni) e la seconda con due (grande/grandi). Ci sono anche gli aggettivi invariabili, come pari o come viola, rosa, blu. Sugli aggettivi è marcato morfologicamente anche il grado: si realizza con l’avverbio più, il superlativo assoluto con l’aggiunta di avverbi comemolto e assai e con il suffisso -issimo o vari prefissi come -arci, -stra, -ultra.
I pronomi
L’italiano è una lingua che consente la caduta del pronome (lingua PRO-drop), a parte il presente e l’imperfetto congiuntivo (voglio che tu vada; non sapevo che cosa tu facessi). Nel parlato sono in declino i pronomi, egli, esso, ella, essi, che cedono sempre più il posto a lui, lei, loro. I pronomi atoni, o clitici, sono mi, ti, ci, vi ecc.
Il sistema verbale
Delle tre coniugazioni la prima comprende i verbi che terminano all’infinito i -are, la seconda in -ere, la terza, in ire. Il presente, il passato e, all’indicativo, il futuro, sono detti tempi deittici. Nel tempo passato si distinguono tre forme: l’imperfetto (negli anni sessanta si ballava il twist), il passato prossimo (ho bevuto del vino) e il passato remoto (Dante nacque nel 1265). Glia altri tempi (futuro anteriore e trapassato, prossimo e remoto) sono detti tempi anaforici.
Capitolo VI -Morfologia Lessicale
La morfologia lessicale studia i meccanismi attraverso io quali da parole già esistenti si formano parole nuove. È possibile formare parole derivate da altre già esistenti con l’aggiunta di determinati prefissi e suffissi, oppure parole composte con altre già in uso o con confissi di origine latina o greca.
La derivazione
È il meccanismo più usato in italiano per formare nuove parole. La derivazione può realizzarsi in vari modi:
- con la conversione: un verbo può diventare un nome (sapere → il sapere), un aggettivo un nome ecc.
- con la suffissazione: si aggiunge un suffisso a destra della base (lavora-re → lavora-tore, libr-o → libr-aio).
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con la prefissazione: con l’aggiunta di un elemento, detto prefisso, a sinistra della base (capace → in-capace, avventura → dis-avventura).
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È possibile inoltre la conversione dei verbi (i fari abbaglianti, i cantanti, l’andante, l’abitato, veduta panoramica, il crescendo rossiniano).
La composizione
La composizione si realizza accostando due o più lessemi che vengono poi univerbati, cioè trattai come una sola parola anche nello scritto. In italiano i più frequenti sono
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nome + nome: cassapanca e caffellatte formati da elementi coordinati e cane poliziotto in cui il
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secondo determina il significato del primo.
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aggettivo + nome: gentiluomo, che sembra però poco produttivo al contrario del tipo
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nome + aggettivo: cassaforte, pettirosso, caschi blu)
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aggettivo + aggettivo: è tuttora molto produttivo (giallorosso, pianoforte, marxista leninista,
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italoamericano).
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verbo + nome: è molto presente anche questo tipo di composizione (lavapiatti, accendisigari, portacenere).
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verbo + verbo: si formano per lo più con la ripetizione del medesimo verbo (fuggifuggi) o con l’accostamento di verbi dal significato contrario (saliscendi, tiremmolla).
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preposizione + nome: senzatetto, dopocena.
La composizione neoclassica
La composizione neoclassica utilizza elementi propri del latino e soprattutto del greco, combinati tra loro (glottologia “studio della lingua, cardiopatia “sofferenza del cuore”). In questi composti possono rientrare anche più di due elementi (si pensi a otorinolaringoiatra, formato da ben quattro confissi). Questa composizione è nata soprattutto nel linguaggio delle scienze: il lessico latino e greco ha fornito così un serbatoio inesauribile a cui attingere.
Abbreviazioni, sigle, acronimi e parole macedonia, accorciamenti e retroformazioni
L’italiano contemporaneo ha sviluppato una serie di meccanismi che non servono s formare nuove parole, ma a ridurre parole già esistenti.
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le abbreviazioni si trovano prevalentemente nello scritto (s. “santo”, pag. “pagina”, prof
“professore”).
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le sigle riducono sintagmi formate da più parole alle sole lettere iniziali di queste (ct “commissario tecnico”, doc £denominazione di origine controllata”).
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le sigle vengono chiamate anche acronimi quando esse sono formate anche con pezzi delle parole del sintagma (Polfer “polizia ferroviaria”).
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le parole macedonia, simile alle precedenti, sono formate da pezzi di varie parole (cantautore, cartolibreria).
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gli accorciamenti si hanno quando parole complesse di una certa lunghezza vengono troncate dalla parte finale (bicicletta → bici, frigorifero → frigo).
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le retroformazioni, usate spesso nel gergo giovanile, sono simili agli accorciamenti (benzina →benza, spinello → spino).
Le politematiche
Si definiscono politematiche sintagmi formati da più unità tra loro separate ma che semanticamente costituiscono un unico lessema (sala da pranzo, camera da letto, avviso di garanzia, fare appello, per via di, tra l’altro).
Sintassi
La sintassi studia la frase e le diverse unità più piccole da cui essa è costituita; definisce funzioni come quelle di soggetto, di predicato, di complemento. Il nucleo della frase è costituita dal verbo. Possiamo avere verbi monovalenti, che richiedono solo un argomento, cioè il soggetto (verbi intransitivi assoluti come dormire, tossire); verbi bivalenti, a cui si lega anche un secondo argomento (verbi transitivi come vedere, amare o intransitivi come credere); verbi trivalenti che richiedono tre argomenti (transitivi come dire, dare o intransitivi come andare); verbi tetravalenti che ne ammettono quattro (tutti transitivi come tradurre). In italiano esistono ancheverbi zerovalenti che non richiedono neanche l’espressione del soggetto e sono i verbi atmosferici come piovere, nevicare. Nella frase si individuano anche altri elementi, come icircostanti - legati a un singolo elemento del nucleo, come gli avverbi modali, che modificano il verbo (piove forte) - e le espansioni - collocate al di fuori del nucleo, come il complemento di nucleo (tutte le mattine mi alzo alle sette) -. Altre prospettive di studio partono dal sintagma, l’unità più piccola dal punto di vista sintattico, che si distingue in sintagma verbale, sintagma nominale, sintagma preposizionale, sintagma aggettivale. L’italiano conserva una certa libertà nell’ordine delle parole. Le frasi che presentano una sequenza diversa da quella SVO sono dette frasi marcate. Nel parlato si tende a staccare il complemento iniziale dal resto della frase con una pausa: si parla di dislocazione a sinistra (A Parigi, ci vado spesso per lavoro). Ladislocazione a destra si ha quando i complementi assumono un valore tematico a dispetto della loro posizione postverbale (Non ci vado da mesi, al cinema). Bisogna distinguere nelle frasi le interrogative totalio polari, così dette perché richiedono la risposta si o no (hai finito?), dalle interrogative disgiuntive, che offrono un’alternativa (Ti piace il mare o la montagna?), e dalle interrogative parziali, eventualmente precedute da avverbi come quando, dove, come, ecc. Quando all’interno della frase troviamo almeno due nuclei parliamo di frase multipla. Si parla di frase composta se il rapporto tra queste frasi è di coordinazione (è venuta zia Anna e mamma è uscita con lei). Si parla di frase complessa se il rapporto tra le frasi è di subordinazione, cioè una sola è autonoma e le altre dipendono dalla principale (Francesco, che in questo periodo mi sembra distratto, non ha capito il problema).
Le Varietà Parlate
Il parlato, soprattutto nell’italiano, è spesso accompagnato dal linguaggio dei gesti, tradizione ricca e vitale del nostro paese. Inoltra il parlato può servirsi di elementi non articolati, come risate, colpi di tosse, ecc. Inoltre, l’utilizzazione della voce, grazie al volume, al tono, al ritmo, può veicolare il significato del messaggio. Non mancano riduzioni della parola, come ‘giornoper buongiorno, e variazione come na! che indica un no enfatico. Lui e lei sostituiscono a egli eella e agli inanimati, invece di esso ed essa; i plurali essi ed esse cedono il posto a loro. Per quel che riguarda i verbi la caratteristica principale del parlato è la riduzione nell’uso dei modi e dei tempi. Il presente indicativo sostituisce non solo il passato ma anche il futuro (vengo domani). L’imperfetto è forse il tempo più in espansione (volevo chiederti) e spesso sostituisce il congiuntivo (se venivi, vedevi). Un importante funzione testuale è quella dei segnali demarcativi, che indicano l’inizio e la fine di un discorso (allora, chiaro?), e dei segnali fàtici, che assicurano il contatto con l’interlocutore, sollecitandone la partecipazione (sai, dai, ho reso l’idea?). Entrambi sono segnali discorsivi. Come i connettivi, che indicano il tipo di relazione tra le varie parti del testo (fatto sta, perché poi, a proposito). Una funzione importante dei segnali discorsivi è anche quella di riempire le pause, dando così a chi parla il tempo di pianificare almeno una parte del suo discorso. Bisogna ricordare inoltre i segnali di sfumatura, che hanno la funzione di attenuare le affermazioni (praticamente, per dire). Si definisce come italiano regionale quella varietà parlata in una determinata area geografica che denota caratteristiche in grado di differenziarla dall’italiano standard. Esso è nato dall’incontro della lingua nazionale con il dialetto e rappresenta per molti aspetti la nuova realtà dialettale del nostro paese. Un primo elemento di differenziazione regionale è l’intonazione, che in alcune regioni assume caratteri interrogativi anche se in realtà gli enunciati sono affermativi. Molto nette sono anche le peculiarità sul piano fonetico: particolarmente soggetti a variazioni regionali sono l’apertura o la chiusura delle vocali e e o e la sonorità delle consonanti s e z. Il lessico costituisce un altro settore di forte differenziazione regionale.
Il parlato giovanile
Il linguaggio dei giovani è stato classificato come una varietà diafàsica (quella legata alla situazione comunicativa, all’argomento trattato, al grado di confidenza che si ha con l’interlocutore). Un uso linguistico proprio delle generazioni più giovani si può individuare già nei primi anni sessanta e poi soprattutto dopo il sessantotto. I fenomeni più caratteristici sono gli accorciamenti e le retroformazioni (matusa (vecchio) per Matusalemme), l’uso di sigle, il gioco di parole. Se molti elementi tipici del gergo giovanile hanno una vita effimera, altri possono entrare addirittura nella lingua comune (è il caso di stai in campana).
Mark Mazower - LE OMBRE DELL’EUROPA 9
History - Storia Contemporanea
Scritto da Dantavelli 07 Gennaio 2012
LE OMBRE DELL’EUROPA
Mark Mazower
9. La democrazia trasformata: l'Europa occidentale, 1950-75.
La rinascita della democrazia.
Dopo il 45 in Eu w La destra autoritaria venne liquidata ed esclusa dalle nuove organizzazioni internazionali fino a quando la GF non le avrebbe convertite in ambigui alleati. Il parlamento riprese la propria normale attività. Le fortezze antidemocratiche, Fr De It, diedero vita a nuovi sistemi costituzionali.
Dalle macerie emerse una democrazia alterata dalle esperienze sia della guerra che della crisi democratica. Il ruolo del parlamento, dei partiti politici e della politica riemersero trasformati. La democrazia comprendeva un suffragio più ampio, sia un maggior impegno alla promozione di concreti diritti sociali ed economici.
Tale mutamento di tendenza è rilevabile dalle riforme costituzionali che evidenziarono grande attenzione per i diritti umani, necessità di salvaguardare l'individuo dallo stato.
Negli anni interbellici la democrazia era stata indebolita da organismi assembleari onnipotenti e quindi si pretese un rafforzamento dell'esecutivo. La De creò la Democrazia del cancelliere. In Fr la quarta repubblica si differenziò ben poco da quella precedente. In It il referendum del 46 rovesciò la monarchia ma apportò ben pochi cambiamenti alla struttura parlamentare fascista.
Moderazione divenne la nuova parola d'ordine: It e De provvidero a sopprimere i movimenti politici antidemocratici. La De w stabiliva condizioni che determinavano il ruolo di un partito politico, la sua struttura democratica e l'obbligo di attenersi al dettato costituzionale. Portò alla messa al bando dei partiti neofascisti. Più significativo fu il successo della destra tradizionale nell'assorbire l'elettorato estremista.
Non era affatto ovvio che una emarginazione della dx avrebbe offerto maggiore sicurezza alle nuove e fragili democrazie. La prospettiva di un suo(dx antid.) ritorno di popolarità era diffusa.
Meno compromessi furono fatti con l'estrema sx: i governi conservatori del primo decennio della GF furono più inclini a emarginare la sx che la dx. il partito comunista venne dichiarato fuorilegge in De W e in Gr: altrove fu tollerato ma vessato.
I governi Eu aiutarono la giovane CIA a sperimentare contro la sx i suoi strumenti di guerra psicologica attaccando il comunismo con messaggi pubblicitari. Contro i comunisti furono sostenuti i socialisti e i laburisti. Gli Usa paventarono la possibile invasione Russa dell'w e fornirono ai piccoli gruppi le armi per organizzare la resistenza armata. Solo negli anni 80- 90 la loro attività divenne di pubblico dominio.
Molte istituzioni del nuovo Stato di sicurezza nazionale divennero permanenti; l'attività dei servizi segreti Eu w si espanse e il controllo dei posti di lavoro divenne la norma.
L'opinione pubblica mostrò solo una limitata preoccupazione per le conseguenti violazioni alle libertà civili. Ciò fu dovuto a un timore verso le mire sovietiche di conquista. La guerra aveva installato un avversione verso i partiti ideologici, rilevabile dalla mutata condotta dei partiti tradizionali che andarono da atteggiamenti estremizzati a un ottica più aperta al compromesso.
La minaccia del comunismo poneva a sua volta problemi ai socialisti. Sia il capitalismo che il conservatorismo si dimostrarono tenaci. Così l'iniziale euforia della sx cedette il passo a un profondo processo di ripensamento del rapporto tra socialismo, capitalismo e la nozione di classe.
La presa di distanze dal marxismo iniziò in Olanda, De w, Svezia e Austria. Più tenace fu l'opposizione in It e in Fr. Però anche in questi paesi i socialisti furono costretti a riconoscere la realtà elettorale ed economica. Bisognava uscire dalla politica classista e avviare il processo di trasformazione in un partito più generalista.
Maggiori i vantaggi arrecati dalla GF alla dx. Meno oberata della sx di dogmi e teorie, incline all'anticomunismo, in sintonia col desiderio di acquiescenza politica, stabilità famigliare i pragmatici di dx accantonarono i vecchi impulsi autoritari per dare vita a nuovi movimenti votati alla democrazia. I governi conservatori degli anni '50 furono sensibili allo sviluppo di una politica nazionale in materia di edilizia abitativa. Laddove il liberalismo economico sopravvisse, De w It, lottò e scese a compromessi con tradizioni diverse: paternalismo cattolico, partecipazione sociale, antimaterialismo. In queste realtà l'avvento di partiti democratici cattolici fu un elemento chiave.
La vecchia radicalizzazione e l'antagonismo di classe tra dx e sx cedettero il passo a una nuova enfasi sulla politica del consenso. In un caso estremo, quello austriaco, il risultato fu una coalizione di dx e sx che rifletté la determinazione di entrambe le parti a evitare conflitti ideologici. Coalizione divenne la parola d'ordine dei partiti w.
Il miracolo economico.
Il pessimismo per le prospettive future di lungo periodo era evidente. Il governo olandese prese a incoraggiare l'emigrazione ritenendo di non poter fronteggiare il problema occupazionale. L'impatto della GF sulla fiducia del mondo imprenditoriale era riflessa nella cautela di un agricoltore francese: piantare per poi vedere tutto distrutto dai Urss o Usa.
La commissione economica per l'Eu delle Nazioni Unite era allarmante. Le pressioni di bilancio agivano da freno all'espansione. L'ECE (commissione economica per l'Eu) era pessimista sulle possibilità di crescita occupazionale. Fino a quel momento la crescita aveva proceduto a singhiozzo ed era basata su fattori interni con scarsi segnali di cooperazione internazionale.
L'esperienza di alcuni paesi dell'Eu w confermò nei fatti tali fosche previsioni. L'autarchia nazionale fu la strategia economica perseguita dai regimi autoritari della penisola iberica. In questi casi l'esito fu il fallimento, con un basso livello di crescita e una forte disoccupazione, mentre il resto d'Eu w registrava un crescente livello di benessere. Esportare i lavoratori per sfruttare il boom economico significò ammettere in pratica la propria sconfitta. Eire e Es invertirono drammaticamente rotta e abbracciarono le modernizzazione.
Nessuno nutriva più alcun dubbio sul carattere straordinario dello sviluppo economico dell'Eu w. Pressoché dappertutto le oscillazioni nel ciclo economico cedettero il passo a fluttuazioni più contenute. La disoccupazione di massa sembrava sconfitta. La piena occupazione venne ad essere considerata non un successo precario ma come parte naturale di un economia capitalista moderna, gestita scientificamente.
Vi furono sostanziali differenze nell'andamento economico dei vari paesi. Austria, De w, Fr, It, Ol raggiunsero tassi di crescita alti; Uk e B un po' meno. Alcune economie andarono meglio negli anni 50 che nei 60 per altre il contrario. In tutti i casi la crescita superò qualsiasi livello mai registrato.
Le cause di questo successo sono ancor oggi oggetto di dibattiti. L'abbondanza di manodopera, sotto forma di profughi e contadini sottoccupati può aver mantenuto i salari bassi e incoraggiato gli investimenti. L'abbondanza di manodopera fu un fattore complementare che contribuì alla crescita laddove esistevano altre circostanze favorevoli.
Stesso discorso vale per il capitale. La devastazione bellica degli impianti industriali fu molto inferiore di quanto si fosse creduto. Un rigido controllo statale del credito e degli investimenti, il razionamento e altre forme di risparmio forzato contrassero i consumi e tennero alti i tassi di investimento.
La ripresa viene spesso attribuita al PM. È certamente vero che l'impegno profuso dagli Usa fu indispensabile per garantire alla ripresa un successo, ma appare chiaro che per la Gr, It il PM fu da un p.d.v. economico meno importante. La gran parte degli investimenti Eu fu generata internamente, mentre i tassi di crescita in w non furono più alti di quelli dell'Eu E. Il PM servì ad alleviare le strozzature nello scambio di valuta consentendo una crescita sostenuta.
L'aumento della produttività sostenne il boom. Gli amministratori del PM istituirono tutta una gamma di consigli per la produttività, programmi di scambio per dirigenti sindacali.
Altri aspetti dell'influenza economica Usa: il nuovo vangelo della produttività e determinati atteggiamenti in materia di politica fiscale, di strategia di investimenti e di armonia di classe. Il PM tentò di incoraggiare i dirigenti Eu alla spesa per il consumo attraverso la promozione di una sorta di New Deal Eu.
Fu forse la più generale influenza politica generata dalla presenza degli Usa. La GF implicò paura e allarme e un grado di cooperazione tra gli stati nazionali e l'Eu W. Per accedere al denaro e alla protezione Usa i paesi dovettero stringere rapporti che mutarono il clima economico. Gettarono le fondamenta per la ripresa commerciale che fu il perno del boom di metà anni 50. Fr e Uk erano meno inclini a sfruttare tali opportunità rispetto alla De w e It. Ma attraverso l'Unione Eu per i pagamenti e in seguito la Comunità economica Eu tutte le istituzioni incoraggiate dagli Usa, il commercio intraEu alla fine esplose.
I governi Eu avevano impedito un ritorno all'isolazionismo trascinando a forza Usa in Eu con le loro storie sulla minaccia comunista. Anche gli Eu ebbero le loro priorità e strategie, e il boom postbellico va analizzato alla luce delle loro scelte di politica interna. I vecchi timori relativi a inflazione sopravvissero in paesi che erano uscite dallo stalinismo. Alla fine anni 60 l'Eu w ponevano questioni quali la gestione della domanda, il perseguimento della piena occupazione e la precedenza della crescita economica ad accettare un certo livello di inflazione in cambio del benessere.
Nei primi anni '50 i rapporti annuali della neonata OECE (organizzazione per la cooperazione economica Eu) individuarono nell'esigenza di accrescere la produttività. OECE rifondata col nome Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo in Eu (OCSE) con lo scopo di raggiungere il livello più alto possibile di crescita economica e di occupazione e accrescere il tenore di vita dei paesi membri.
Anche nel settore privato la fiducia andò sostituendosi all'incertezza dei primi anni 50, e l'investimento privato aumentò parallelamente a quello pubblico. La caratteristica del boom fu il modo in cui il settore pubblico e privato sembrarono aver raggiunto una simbiosi accettabile.
Le economie fondate sull'impresa privata ottennero tassi di investimento e di crescita molto alti. Gli imprenditori beneficiarono delle politiche ufficiali di gestioni della domanda e di una piena occupazione, e investire con maggior fiducia nella consapevolezza che la gestione economica controciclica attuata dallo stato avrebbe alleviato le fluttuazioni che avevano turbato la vita economica nel periodo interbellico.
Gli stati sociali.
Questa rinascita del capitalismo ebbe luogo in un mondo nel quale l'ampliamento del potere statale era accettato. I due fenomeni apparivano connessi: stato sociale e dinamica economica.
Nell'epoca thatcheriana tali idee divennero bersaglio di pesanti critiche: si sostenne che la spesa per la previdenza sociale aveva rallentato la crescita economica, ma i documenti storici non la sostengono.
Nel dopoguerra l'adesione degli stati ai principi della sicurezza sociale coincise con il consolidamento della democrazia. L'espressione Stato sociale era stata coniata da H e sembrò segnare uno spartiacque nei rapporti tra Stato e individuo.
Il nesso individuato da Marshall tra democrazia e welfare rifletté le specifiche di Uk e Svezia. Altrove le politiche assistenziali mantennero forti continuità con i regimi prebellici e conservatori e in Eu E sotto il comunismo.
La 2GM costituì uno spartiacque tra due mondi diversi. Quello dello stato sociale postbellico era un mondo di piena occupazione, di crescita demografica e di relativa pace. Le politiche sociali interbelliche poggiarono invece su disoccupazione, paure di declino demografico, rivoluzione, estremismo politico e guerra. In entrambi i casi lo Stato ne assunse la direzione ma se prima del 40 puntò ad assicurare la salute della collettività, famiglia e nazione, nel dopoguerra agì al fine di ampliare la gamma di scelte e opportunità del singolo cittadino.
Lo Stato sociale postbellico rifletté reali differenze istituzionali e filosofiche in Eu W. La De w come la Uk promosse una politica di edilizia abitativa e costruì case popolari. Il sistema assistenziale Uk era gratuito, finanziato mediante un imposta nazionale per offrire un minimo di assistenza a tutti. In Fr, B, De il governo promosse programmi assicurativi volontari i cui contributi erano legati al reddito. L'organizzazione previdenziale perpetuava le differenze di reddito e status, il loro impatto era di stampo conservatore, mentre in Svezia lo stato intervenne al fine di ridurre le sperequazioni di reddito. In Eu W esistevano tre modi di capitalismo assistenziale: cattolico conservatore, liberale, socialdemocratico.
Ovunque la spesa statale per i servizi era in aumento e la spesa pubblica saliva in misura proporzionale al reddito nazionale. La composizione di tale spesa cambiò via via che la percentuale per la difesa diminuì e quella per a previdenza aumentò. In conseguenza del boom, il reddito nazionale andava aumentando, il risultato fu che la spesa previdenziale pro capite crebbe accelerando negli anni '60 per poi rallentare. Durante il boom economico le divergenze tra i paesi divennero meno evidenti.
La guerra sembra abbia generato una domanda di solidarietà sociale e il boom creò le risorse per sostenere tale cambiamento. Toccò le entrate quante le uscite e la gente accettò livelli di imposizione fiscale che sarebbero apparsi impensabili prima.
L'espansione delle responsabilità dello Stato fu accompagnata da una crescente senso di disillusione. La nascita del nuovo stato sociale aveva inciso poco sulle ineguaglianze economiche. Sembrava che fosse nato non per i poveri ma per i più abbienti.
L'avvento della società del benessere pose nuove sfide allo stato sociale che la gente riteneva connesso agli anni di austerità e basato su un principio di universalità. La società materialista è riuscita a espandere le proprie frontiere e a convertite i suoi antagonisti al proprio credo.
L'individualistica mobilitazione dell'Europa.
La metamorfosi del sistema poteva essere interpretata negativamente in termini di declinante responsabilità sociale e di abbandono degli obiettivi egalitari. In una luce più positiva come una profonda trasformazione sociale: la mobilitazione individualistica dell'Eu. Il capitalismo indebolì le rivalità di classe e sostituì l'attività politica di massa con una politica di consumo e gestione. La gente voleva benefici concreti.
Le origini della società dei consumi sono riconducibili a prima della 2GM (H). una volta terminata la guerra la pazienza della gente nei confronti dei razionamenti svanì. La gente invocò la fine dei razionamenti la reintroduzione del mercato.
La creazione di appetiti precedette la corsa ai prodotti. Agenzie pubblicitarie e commercianti avevano già provveduto a rivoluzionare le loro abitudini. Le donne vennero considerate il motore della vita moderna: bisognava puntare sulle casalinghe. Nei primi anni 60 invece si iniziò a distinguere la figura della mamma dal prototipo di ragazza sexy, single ed emancipata resa popolare dalle modelle.
Il fascino snob di vecchio stampo prese a essere minacciato da pubblicità tese a far credere ai consumatori che fosse possibile salire il gradino della scala sociale.
Le tecniche di classificazione dei potenziali acquirenti delle filiali delle agenzie Usa erano basta su una serie di nuove discipline. La psicologia viene utilizzata dal commerciante. La pubblicità perse la sua cattiva reputazione e divenne un occupazione eccitante.
La rivoluzione pubblicitaria si diffuse a tutti i mezzi di comunicazione.
I nuovi desideri in tal modo creati e diffusi trovarono un sempre più rapido soddisfacimento. Gli atteggiamenti nei confronti del debito e del credito stavano cambiando: non erano più una piaga. Tali innovazioni finanziarie (rate) resero possibile l'avvio della rivoluzione consumistica.
Il confort partì dalla casa: la gente dava la massima priorità all'acquisto di elettrodomestici. Le classi meno abbienti riuscirono a goderne i vantaggi solo gradualmente. L'auto fu il bene di consumo più importante e la rete autostradale di diffuse. La congestione creò l'esigenza di esperti in pianificazione stradale, di vigili e parchimetri. L'auto stimolò l'abitudine di fare shopping fuori città che danneggiò i negozi al dettaglio e accelerò la diffusione di supermercati.
L'aumento del tenore di vita stimolò la spesa in attività ricreative. Il numero di quanti andavano in villeggiatura crebbe.. il turismo era diventato una grande industria. Il turismo aveva una funzione ridistributiva facendo affluire denaro nelle aree meno coinvolte dal boom economico tipo le propaggini meridionali del continente.
L'assalto al consumismo che accomunò tutti, dal clero cattolico a intellettuali marxisti
Il consumatore sembrava aver soppiantato il cittadino attivo. Forse in questo mirabile mondo nuovo fatto di ricerche di mercato la gente non era più padrona dei propri desideri. La nuova società di massa permetteva alle forze del capitalismo moderno di giocare sulla falsa coscienza.
Tali interpretazioni erano venate di snobbismo. La promozione di un nuovo stile di vita andò riducendo in frantumi la standardizzazione della moda del decenni precedente. Le culture consumistiche offrivano in realtà alla gente una libertà tutta nuova di autodefinirsi e costruirsi una propria identità.
La classe operaia e ceto medi si divisero tra quanti riuscivano a godere del nuovo benessere e quanti ne rimasero esclusi. I settori manageriale e impiegatizio si espansero, l'agricolo si contrasse. Le classi (entità che offrivano attività e identità collettive) stavano svanendo. Modelli e consumo andavano cancellando i vecchi confini sociali.
L'americanizzazione dell'Europa?
Gli Usa sono un laboratorio che illustra modelli di vita.
Quello dell'americanizzazione era un fenomeno auspicato dalla gran parte dei dirigenti politici Usa. L'Usa offriva un modello per la risoluzione dei conflitti economici sociali. L'Eu w avrebbe dovuto riprenderlo e applicarlo.
Ma le proteste degli Eu dimostrarono che l'egemonia Usa stimolò un crescente antiamericanismo. L'antiam era molto più pronunciato tra gli intellettuali e i difensori della vecchia cultura che non ai gradini più bassi della scala sociale, i seguaci delle nuove culture popolari.
La creazione di una società meno deferente, più egalitaria e aperta al futuro, non fu il prodotto dell'influsso Usa. Le immagini della vita Usa nei film, ebbero certo il loro peso, ma la democrazia di massa, il fascismo, la guerra e l'occupazione nazista avevano spazzato via il vecchio ordine Eu ben prima dell'arrivo degli Usa. Il processo era poi continuato sotto il loro sguardo, ma fu anche il riflesso di forze radicate nel tessuto politico Eu. Il cinema rilevò i rapporti più complessi con le rispettive società: i film di HW erano popolari ma le tradizioni cinematog sopravvissero.
A contatto con le tradizioni e i desideri degli Eu, gli influssi Usa vennero a modificarsi. Alcuni articoli Usa dovettero adattarsi allo spirito Eu (auto piccole).
Stesso discorso per l'architettura. Dopo l'esilio il modernismo tornò a E e portò grattacieli e palazzi residenziali, imponenti edifici per le ambasciate Usa e quartieri generali multinazionali. Ma il profilo delle città non si Usazzò: gli edifici rimasero bassi e i sobborghi non distrussero la vita dei centri urbani.
L'Usa non fu un insieme omogeneo di influenze ma piuttosto un amalgama di elementi diversi e a volte contraddittori. Fu sia realtà che idea.
L'Usa offrì agli Eu una varietà di modelli cui attingere nelle loro lotte sociali e politiche. Ci fu il nuovo consumismo. Ma ci fu anche il movimento all'antipubblicità. La battaglia per i diritti civili ebbe un influsso significativo sia sui movimenti di protesta locali sia sulla legislazione nazionale in EU a metà anni 60-70.
l'elemento più sorprendente del dibattito sull'Usazione. é il modo in cui svanì nel corso degli anni '60. la perdita dell'impero non aveva portato al declino economico. Al contrario,l'Eu stava diventando una forza più incisiva nell'economia internazionale, mentre la potenza Usa sembrava vacillare. Le vecchie paure di venire fagocitati furono spazzate. Il vecchio stato nazionale era sopravvissuto e si era rafforzato. Aveva rinsaldato il senso di nazionalità, distruggendo il senso di fedeltà localistico e regionale.
La protesta nella società dello sviluppo.
Le speranze della resistenza erano state ridotte in cenere dall'ostruzione conservatrice. La costituzione era rimasta irrealizzata e dietro la facciata di una democrazia formale c'era una realtà di continuità e contiguità con il fascismo e lo stato di polizia.
Negli anni '60, l'Eu inizia a reclamare un'equiparazione tra politica e diritto. Il vecchio mondo di contadini e aristocratici andava svanendo, incalzato dalla crescita economica e da una società che voleva una libertà autentica.
Le paure della guerra fredda andavano svanendo, le contiguità con il passato dei conservatori al potere apparvero sempre più manifeste. L'It fu sull'orlo della guerra civile quando il governo Tambroni giunse al potere con l'aiuto dei neofascisti. La guerra d' Algeria traboccò sul suolo francese. In Gr il governo subì uno scossone dalle rivelazioni sul collaborazionismo bellico di alcuni ministri. In De w l'affare Spiegel del 1962 fece rivivere i tempi della Gestapo. Diventava evidente che la normalità e il benessere della guerra fredda avesse consentito l'instaurazione di una democrazia solo parziale.
Ad avvantaggiarsi furono i partiti del centrosinistra. In Uk partiti laburisti e socialdemocratici tornarono al potere in qualità di manager di una società più moderna. Questi partiti si stavano progressivamente emancipando dall'originaria affiliazione di classe e trasformando in partiti di più ampio respiro in grado di rispondere ai graduali mutamenti in atto nell'opinione pubblica. Tali governi erano più inclini a usare lo stato per migliorare i servizi sanitari e l'istruzione e a introdurre riforme nel campo dei diritti sociali e civili. Gli anni 60 segnarono l'inizio di un nuovo processo di radicamento della democrazia in Eu w e, il vero momento di rottura col le istituzioni e i valori sociali tradizionali nonché l'inizio della modernità.
Nel 1965 il caso di Franca Viola, evidenziò l'assenza di parità e dignità per le donne agli occhi della legge.
Negli anni 60 la richiesta di maggiore democrazia fu stimolata dalla crescente coscienza della subordinazione sociale ed economica delle donne. Le costituzioni promettevanouguaglianza a tutti i cittadini, ma i codici penali trattavano uomini e donne in maniera diversa. Uomini potevano commettere adulterio mentre per le donne ciò costituiva reato; i mariti potevano proibire alle donne di cercare lavoro, i padri avevano potere assoluto sui figli.
Il movimento di emancipazione femminile in Europa batteva in ritirata dagli anni 20. Gli anni interbellici avevano indebolito i diritti delle donne. Le riforme per la loro autonomia delle donne minacciarono le basi della famiglia.
Più a favore delle riforme quando degli psichiatrici scoprirono i costi dell'isolamento domestico: rivelando le pressioni e le frustrazioni.
Nell'Eu cattolica la battaglia durò più a lungo e mobilitò centinaia di migliaia di donne.
Rapidi furono i mutamenti giuridici in materia di contraccettivi ( reattività al baby boom). Nel 61 le ordinanze contro la vendita dei contraccettivi vennero abrogate in De w. La Fr attenuò le restrizioni nel 67; l'It 4 anni dopo.
Ultima fu un'azione per assicurare parità di diritti sul lavoro. Alcuni paesi Uk, Ol, Fr, Nord Scandinavia introdussero delle leggi sulla parità salariale, ma le normative non furono mai applicate.
Le costituzioni potevano offrire alle donne diritti a politici, ma senza una parallela uguaglianza nel campo del diritto privato le donne restavano subordinate agli uomini. La piena uguaglianza non fu raggiunta ma il fondamento paternalistico delle istituzioni sociali venne messo alla gogna e gradualmente riformato.
Scoppiò poi un conflitto generazionale durante il boom economico. Nel 57 l'Aus introdusse una legge sulla protezione dei giovani dalle influenze immorali (Elvis Presley). Un nuovo fronte venne ad aprirsi tra gli adulti e i loro figli, una frattura che la crescita economica contribuì ad ampliare. L'autorità generazionale venne minacciata dalla nascita di una distinta cultura giovanile basata sul quadruplicamento dell'area guadagni degli adolescenti. I giovani erano richiesti da imprenditori e commercianti. Questa crescente ricchezza fu accompagnata da uno ondata di violenza e criminalità. In It le attività dei teppisti fecero approvare dal governo norme per la repressione del teppismo.
Alcuni individuarono le origini del problema nelle conseguenze della guerra sulla stabilità familiare. Fu intorno al 54 che la criminalità e le agitazioni giovanili registrarono un aumento, collegate al venir meno delle vecchie regole sociali: da un lato, la classe operaia andava disgregandosi; dall'altro, l'età borghese veniva sostituita da una cultura di massa.
La violenza giovanile fu un fenomeno contenuto considerando il livello di disgregazione sociale diffuso durante e dopo la guerra. I conservatori demonizzarono teppistiesagerando l'importanza di tali fenomeni. Anche i piccoli disordini e segni di indipendenza apparvero minacciare l'autorità di una classe dirigente.
I giovani andavano insorgendo contro la rivoluzione consumistica lanciata dai loro padri e tornavano a rivolgersi alla politica e alla protesta sociale. Collegavano un anticomunisti con accento sulla felicità spirituale, sull'amore, sulla potere di fiori e sull'autore realizzazione individuale con più antichi e visioni politiche di rivoluzione sociale, guerra di classe, scioperi e barricate.
In De W e in Fr e in It l'insoddisfazione giovanile nei confronti della sinistra tradizionale trovò espressione in una critica radicale dello sviluppo sociale e post bellico.
I segnali di una nascita della protesta di massa erano visibili nelle marce del CND (il movimento per il disarmo nucleare) nei primi anni 60, manifestazioni contro il coinvolgimento americano in Vietnam, contro il golpe e dei colonnelli di leggi del 67 e contro la tirannia dello scià in Iran. Le immagini televisive delle marce per i diritti civili in a Usa, insieme a un rinato interesse per l'eredità lasciata dalla resistenza alimentarono un crescente sentimento antiautoritario. Nel 68 l'esplosione: rivolte, scioperi e manifestazioni fecero vacillare l'Europa. Tornarono gli scontri in piazza, l'entità del fermento stupì quanti avevano rilevato l'apatia e il conformismo dei giovani.
Solo una piccola proporzione della popolazione giovanile fu coinvolta nelle agitazioni.
Gli eventi del 68 crearono così una frangia di una sinistra frammentaria, incline alla violenza incapace di comprendere le dimensioni del trionfo del capitalismo. Tale distacco dalle realtà del potere torvò la massima espressione nell'organizzazione terroristica Frazione Armata Rossa in De W e nelle Brigate Rosse in It. Tali gruppi terroristici e le conseguente repressione poliziesca scomparvero entro la fine degli anni '70 per qualche tempo revocarono lo spettro dell'estremismo politico e della radicalizzazione ideologica.
I gruppi e studenteschi a radicali potevano vantare alcuni successi. Primo attirarono l'attenzione del vuoto ideologico su cui era basata la politica post bellica. Il loro idealismo ricordò la necessità di un dibattito politico e ideologico. Secondo, il loro attacco stimolò un modo più critico di guardare ai centri del potere aziendale, militare e politico.Assicurando risorse al sistema universitario e a prenderlo a influenze più democratiche.
Ci fu anche un azione della classe operaia. La protesta del 68 dimostrò che l'attivismo di classe era stato liquidato troppo in fretta: i corporativismo di stato postbellico si ritrovò sotto pressione, i sindacati presero a premere per i tanto attesi aumenti salariali e sfruttarono l'opportunità per attaccare il sistema di distribuzione della ricchezza.
Tuttavia se gli studenti volevano abolire il capitalismo o i lavoratori volevano soltanto goderne i frutti. Gli obiettivi erano divergenti. Una volta che i sindacati ebbero ottenuto le loro richieste le speranze di una lunga alleanza studenti e operai svanirono. La classe operaia non era più rivoluzionaria. I leader sindacali e gli appelli di oppositori a conservatori caddero entrambi nella trappola di sottovalutare la forza politica dei sindacati.
Il fenomeno dell'emigrazione.
Si era in un epoca in cui gli immigrati erano ben accetti e considerati indispensabili per il benessere del paese.
Il capitalismo postbellico aveva bisogno di lavoro e gli stati nazionali Eu tenevano distinti i propri cittadini dagli altri. Esisteva dunque una tensione tra le esigenze del capitalismo e lo Stato Sociale. Ma finì ben presto col tramutarsi in una questione politica che fece riaffiorare il nazismo. Fascismo e comunismo aveva contribuito entrambi ad eliminare molte minoranze etniche. Ora il capitalismo introdusse minoranze di altro genere.
L'uso del lavoro immigrato non costituiva affatto una novità. Il grande flusso diede vita a un intensa ondata emigratoria, Ol, Uk, It e altri incoraggiano l'emigrazione oltre oceano.
Esisteva un nesso diretto tra politica di immigrazione e razzismo: “programma per i lavoratori volontari Eu” era basato su una classificazione di carattere razziale.Immigrazione e razza restano due temi strettamente correlati.
Il capitalismo spingeva in una diversa direzione. Una crescita economica sostenuta alimentò la domanda di manodopera. Tale esigenza fu soddisfatta attingendo alle risorse interne. Calò così il sipario sulla centenaria storia della classe contadina Eu, solo la politica agricola comune della CEE funse da organo di preservazione storica di questa specie in via di estinzione. Nelle città i contadini trovano lavoro e stili di vita nuovi e moderni.
Tali risorse si esaurirono, i datori di lavoro presero a guardare oltreconfine. Fr De e Svizzera competevano duramente per l'acquisizione di manodopera dell'Eu meridionale.Lo stato tentò, senza successo, di controllare tale commercio. In Uk lo stato rimase meno coinvolto perché la richiesta di lavoro poteva essere soddisfatta con risorse interne, a seguito una tradizionale riluttanza a reclutare lavoratori dell'impero.
La disoccupazione di massa sembrò un ricordo del passato, l'insaziabile domanda di forza lavoro riuscì a sistemare milioni di rifugiati. Il mercato del lavoro Eu si internazionalizzò.
I primi immigranti erano giovani scapoli alloggiati in modo inadeguato e trattati male dai residenti locali. In De e Svizzera, gli immigrati giunti in base agli accordi bilaterali venivano inquadrati con un contratto a breve, separati dal resto della popolazione. Godevano di diritti minimi e potevano essere cacciati in ogni momento.
Uno dei motivi per cui i governi non erano riusciti a pianificare nessuna strategia per far fronte a un flusso migratorio fu l'aver interpretato il fenomeno come qualcosa di temporaneo. Gli immigranti erano stati un utile cuscinetto, assorbendo la richiesta di manodopera nel periodo di espansione e proteggendo la forza lavoro indigena dallo spettro della disoccupazione nei momenti di recessione. I contratti a breve termine furono lo strumento tradizionale impiegato per regolamentare i flussi di lavoro. Non tutti gli immigranti intendevano tornarsene a casa.
Questi immigranti iniziarono ora a portare con sé la famiglia, istigati nei primi anni 70 dalla minaccia dell'introduzione di forme di controllo sul flusso migratorio.
Sebbene violenza razzista e politiche xenofobe furono poco comuni, una forma più attenuata di razzismo era tuttavia diffusa. Il clima economico cambiò e divenne più ostile ad una politica di prolungata immigrazione su vasta scala. Anni 60 e primi 70 serie di restrizioni all'immigrazione di taglio sempre più marcatamente razziale.
Impedire l'immigrazione era più facile che promuovere delle iniziative per migliorare i rapporti tra le varie razze.
L'esistenza del pregiudizio fu considerata come una sgradevole realtà della vita politica, presente sia nella Dx che nella Sx. Non vi fu alcuna organizzazione antidiscriminazione, e in quasi tutti i paesi lo stato credeva che incoraggiare gli immigranti a tornarsene a casa fosse la migliore risposta alle tensioni razziali.
Sebbene gli Eu w ammettessero che il pregiudizio razziale non fosse accettabile, la loro ostilità nei confronti degli stranieri, soprattutto extraEu, rimase immutata. I sindacati sospettavano che gli immigrati provocassero una compressione dei salari, mentre i conservatori temevano che corrompessero la cultura nazionale. Rimasta una esportatrice di manodopera per gran parte di questo periodo. L'ottimismo economico andò svanendo nei primi anni 70, gli immigrati si ritrovavano di punto in bianco trasformati da apprezzati fattori di produzione in una minaccia ai posti di lavoro, un onere per lo stato sociale e degli stranieri male accetti.
Mark Mazower - LE OMBRE DELL’EUROPA 8
History - Storia Contemporanea
Scritto da Dantavelli 07 Gennaio 2012
LE OMBRE DELL’EUROPA
Mark Mazower
8. La nascita delle democrazie popolari.
L'Eu E fu l'esperimento per tutti 3 gli esperimenti ideologici del 20secolo. 1) quello della democrazia liberale; 2) quello del nuovo ordine H.; 3) il tentativo di S. che si rivelò il più longevo di tutti.
Comunismo e fascismo. In entrambi i casi il potere politico era fondato sulla coercizione. Il dominio russo è durato più a lungo, però. Entrambi utilizzarono l'esercito e la polizia per soggiogare la popolazione ma in misura e in tempi diversi. Diversi anche le strategie politiche e gli obiettivi.
Per i nazisti gli obiettivi dell'occupazione erano riconducibili agli interessi dei De e ciò spiega la riluttanza a concedere un qualsiasi potere politico. L'Eu E era solo una riserva di terra e beni alimentari.
Anche la Russia ricercò la sicurezza imperiale attraverso il controllo dell'Eu E; anche lei considerava il sistema di Stati indipendenti contrario ai propri interessi. La sua politica tuttavia non era basata sul nazionalismo razziale, ma sull'ideale filosofico di trasformazione socio-economica. Mirava a inglobare ciò che la rendeva più potente. L'impero russo dipendeva delle élites locali e cercò di conciliarsi col nazionalismo Eu. Puntarono sulla modernizzazione della regione e a suo modo l'obiettivo fu raggiunto.
L'instaurazione del controllo politico.
Il prestigio sovietico fu accresciuto dal successo militare sulla De, ma l'AR non fu mai considerata una forza di occupazione permanente, tranne nel territorio De. Il contingente militare calò in tutti i paesi e l'AR si ritirò nel rispetto agli accordi internazionali. Per la Russia la De non doveva essere messa in condizioni di costituire una minaccia e che l'Eu E doveva rientrare nella sua sfera di influenza. Ciò era pensato in termini politici prima che militari.
Per condurre l'azione contro i De fu necessario creare forze armate locali e le forze fedeli al nuovo regime vennero coagulate attorno al nucleo di funzionari prebellici, partigiani e prigionieri di guerra. L'esercito Pl fu particolare, migliaia degli ufficiali prebellici erano stati catturati dall'esercito russo e fucilati. Strumenti più affidabili furono le varie formazioni speciali, poliziesche e paramilitari nate sotto la guida sovietica e che svolsero un ruolo chiave nel pilotare le elezioni e nell'individuare gli oppositori. Questi uomini vennero cooptati da una strana miscela di ex partigiani e collaborazionisti.
La resistenza militare fu esigua. Bande antisovietiche continuarono la loro lotta fino agli anni '50 ma vennero schiacciati. L'opposizione rimase sempre frammentata e poco efficacie.
Le minacce più serie vennero dai vari partiti ricostituiti al termine dell'occupazione. I comunisti dovevano acquistare forza da una debole posizione interna. Il numero di iscritti al partito al momento della liberazione era esiguo.
L'ovvia soluzione rivoluzionaria era conquistare il potere prima possibile. Ciò accadde laddove l'AR non aveva in mano il controllo della situazione.
Il PC sovietico aveva indicato la cooperazione con le altre forze democratiche come strada da seguire. L'Eu E non era pronta per il socialismo: era necessario spazzare via i residui del feudalesimo.
S era pronto a tollerare l'esistenza di altri partiti e a consentire lo svolgimento delle elezioni. Il modello per l'Eu E sarebbe dovuto essere il Fronte popolare degli anni 30 non l'elite rivoluzionaria leninista. Per conquistare le masse serviva una riforma agraria gradualista, di esproprio delle élites e di controllo economico. Ma in realtà l'obiettivo era quello di creare una De amica e non si aveva ancora in mente il ruolo complessivo dell'Eu E.
Come per la Russia in passato anche per l'Eu E era necessario passare dalla piccola organizzazione cospiratrice a un partito in grado di detenere il potere. Solo in Ceco il PC aveva mantenuto legalità e popolarità.
L'entusiasmo per URSS era dato dai suoi successi. Inoltre la disfatta del Reich non placò le tradizionali paure nei confronti della De, l'esperienza persuase molti che la protezione russa fosse indispensabile contro l'espansione De.
Spazzare via il passato era necessario per costruire un futuro. Il clima di radicalizzazione in Eu si tradusse in diffuso desiderio di cambiamento socio-economico. Molti cercarono quindi ispirazioni a E. Persino tra i non comunisti la politica del partito incoraggiò speranze grazie alla sua flessibilità e gradualismo. In Eu Ecentro l'energia e la dedizione profuse dai comunisti nell'opera di ricostruzione conquistò moltissime persone.
Il punto fondamentale è che giustizia sociale ed efficienza economica erano per molti obiettivi prioritari rispetto al ripristino di una democrazia. In Eu E si preferiva un governo efficace e uno rappresentativo.
Ma la condivisione del potere nelle democrazie popolari attraverso le coalizioni e la creazione di blocchi fu coniugabile con i problemi di sicurezza sovietici in alcuni paesi che in altri. In Rom e Pl le tensioni vennero a galla e si arrivò che il Re dovette nominare un primo ministro di gradimento ai russi.
I Pl furono il popolo che oppose più resistenza al dominio russo. La Pl era per i russi il paese più importante e l'opinione pubblica contava per loro ben poco. I russi inizialmente avevano l'obiettivo di conquistare un maggiore sostegno. Il governo provvisorio era una coalizione guidata da un primo ministro socialista e l'w premeva i personaggi politici indipendenti affinché cooperassero con i russi. Un ulteriore pressione giunse nel 45 sotto forma di processi spettacolo. Così come in Rom in Pl i russi conquistarono un forte ascendente sulla leadership. Ai Rom avevano offerto la riconquista della Transilvania ai Pl nuovi territori fertili così i nazionalisti si avvicinarono a Mosca.
Il modello adottato in Eu E appare oggi omogeneo: creazione di un governo di coalizione sul quale il PC era influente; quindi emarginazione dei partiti opposti e poi le elezioni.Così nel 47-48 erano riusciti a schiacciare i partiti agrari e socialisti e i leader dei partiti giustiziati o in esilio.
Hugh Seton-Watson individuò un modello suddiviso in 3 fasi: coalizione autentica, coalizione artefatta, regime monolitico. Questo susseguirsi di stadi rifletteva l'ottica sovietica, che contemplava un graduale passaggio al comunismo. In realtà URSS molto esitante. Le elezioni in Ungh decretarono la sconfitta dei comunisti. Alcune coalizioni furono una semplice messa in scena; altre rappresentarono alleanze autentiche. In Finlandia la diplomazia finno-sovietica produsse un accordo che riuscì a placare i sovietici e a preservare la libertà dei finlandesi.
Un insofferenza nei confronti del partitismo prebellico e il desiderio di risolvere i problemi resero la soluzione dei governi di coalizione ben accetta. Bisognava che la democrazia funzionasse. Ma via via che sotto la GF questo sentimento andò scemando, le coalizioni andarono in frantumi.
Oltre all'appoggio sovietico, i comunisti poterono contare anche su: la debolezza e l'assenza di coesione dei partiti rivali, erano fragili.
L'adesione dei partiti rivali ai principi della democrazia andava letta nella luce delle rispettive tradizioni politiche che implicavano si l'assenza di una consuetudine parlamentare sia la familiarità con formule di governo basate su coalizioni in un contesto autoritario.
I politici liberali, cattolici e contadini erano incerti se passare all'opposizione o raggiungere un compromesso.
L'ambiguità della politica comunista nei confronti del nazionalismo contribuiva a confondere le cose e disorientare gli oppositori. I regimi comunisti sostenevano che stavano trasformando i paesi in Stati nazionali. Nel trasferire a forza determinati gruppi etnici il regime scardinò i vecchi legami regionali e ribadì l'autorità dello Stato centralizzato.
In EU w l'occupazione diede ai Uk e Usa un enorme influenza sugli affari interni. Sia a E che a W i dipendenti pubblici avevano un passato bellico da farsi perdonare e questo li indusse a piegarsi ai desideri dei loro dominatori. Il controllo della pubblica amministrazione non era una novità e i sovietici si limitarono a ereditare strumenti risalenti all'epoca bellica e pre.
L'indipendenza della magistratura venne compromessa dalla pubblicazione di decreti che subordinavano i giudici all'autorità del Ministro della Giustizia, non fu più necessario costringere alle dimissioni i giudici dell'era preb. La stessa cosa accadde in campo militare dove i generali presero ordini dall'Alta amministrazione politica.
Cultura, educazione e mezzi di comunicazione passarono sotto l'influenza sovietica: i giornali conservatori furono chiusi altri furono posti sotto sorveglianza. La censura andò gradualmente espandendo il proprio raggio, passando dal materiale antisovietico a più radicali definizioni di cosa fosse dannoso per lo Stato. La censura pose sotto il controllo del partito l'intera pubblicazione letteraria e giornalistica. Ci volle più tempo invece per le università.
C'erano poi le forze di sicurezza. Il KGB diede massima priorità alla sicurezza interna. Il partito infiltrò propri uomini nelle forze di polizia e crearono nuove unità speciali. La polizia era in una posizione troppo debole per resistere alla pressione comunista. Molti effettivi avevano lavorato per i De ed erano potenziali vittime delle epurazioni. Dovettero pensare a salvaguardare il proprio posto di lavoro quando incominciarono a reclutare giovani politicamente più affidabili. Non fu tuttavia possibile servirsi dubito dei novizi privi di esperienza. Nella polizia alte percentuali di funzionari dei vecchi organi rimasero al loro posto, limitandosi a piegarsi alla nuova realtà.
Verso lo stalinismo.
La creazione del Cominform segnò una svolta verso una politica più radicale e all'insistenza sulla creazione di un blocco uniforme. A partire da questo momento ci fu un forte asservimento alla russia.
Nel 48 vi fu una spaccatura nei rapporti tra Tito e S data dalla troppa “invadenza” della Russia. L'incrinatura nei rapporti andò sempre più ampliandosi e venne sfruttata da S per imporre ancor di più la propria autorità. L'Eu E fu sconvolta da un ondata di processi spettacolo, di terrore poliziesco e di industrializzazione forzata: lo stalinismo.
Così la Jug venne espulsa dal C, i quadri comunisti degli altri paesi si fecero in 4 per evitare l'accusa di comunismo nazionale. L'esigenza di riconfermare l'autorità sovietica portò non solo alle epurazioni e alle espulsioni ma anche a una serie di processi-spettacolo.
La smania di dimostrare fedeltà a S smascherando gli agenti nemici seminò il terrore nel cuore del Partito, autorevoli esponenti della dirigenza furono arrestati e processati.
La caccia alle spie scatenata dalla GF fu un'epidemia che afflisse più E che W. Tra le vittime vi furono gli oppositori del partito, militari, intellettuali e autorità religiose.
Soltanto in questi pochi anni le vittime furono decine di migliaia. In Ungh le epurazioni uccisero più comunisti di quanti fosse riuscito Horthy. La polizia acquisì un potere enormema era essa stessa dilaniata da sospetti. Solo la Pl sfuggì a una repressione di tali dimensioni.
Gli arrestati furono mandati nei campi di lavoro. Il lavoro divenne una punizione di redenzione, un diritto attraverso cui i nemici potevano reinserirsi nella società. In altre parole, il terrore staliniano del 48-53 fu correlato agli sforzi sovietici di estirpare qualsiasi forma di eresia al grande progetto di industrializzazione statale. Il terrore accompagnò la marcia del partito verso la modernità.
Il modello di sviluppo per l'Eu E avrebbe dovuto essere l'industrializzazione forzata della Russia degli anni 30. I comunisti puntavano a trasformare la società attraverso una rivoluzione industriale, e il solo modo di finanziare la crescita era comprimere il settore agricolo e i consumi, ma ciò era impossibile senza ricorrere alla coercizione.
Il problema economico di fondo dell'Eu E era che loro perdevano sempre più terreno. I partiti contadini avevano tradizionalmente sostenuto che la risposta non fosse imitare l'w ma sostenere i piccoli proprietari terrieri indipendenti e lo sviluppo dell'agricoltura. Ma ciò non avrebbe avuto soluzione di lungo periodo.
La principale alternativa fu quella delle élities urbane: un'industrializzazione graduale finanziata con capitale w, fu seguita per un decennio producendo una crescita industriale rapida ma disomogenea. Il problema era che essa delegava le decisioni di investimento e la proprietà delle industrie ai capitalisti stranieri senza assicurare una crescita alta da risolvere il problema della sottoccupazione rurale. Dopo i fallimenti del liberalismo interbellico e del movimento contadino, la strategia socialista di industrializzazione forzata a guida statale e finanziata dal risparmio interno apparve sempre più attraente. La depressione degli anni 30 aveva già reso popolare l'idea di una crescita industriale a guida statale. La crisi del 29-32 aveva portato al controllo pubblico del sistema bancario, concedendo allo stato un maggior controllo sulla politica monetaria. La presenza dello stato nell'economia aumentò nel 39.
Dopo la liberazione, la nuova moda della pianificazione e del ripudio del liberalismo si diffuse su tutto il continente. Ampliamento dello Stato sociale, maggiore intervento nell'economia, controllo dell'industria pesante e del sistema bancario furono tutti elementi del dettato economico imperante in quell'epoca. La questione chiave negli anni 44-47 fu se adottare il modello di pianificazione socialdemocratico o quello comunista.
Dopo la creazione del C e il divieto di S di partecipare al Piano Marshall l'ortodossia staliniana prevalse ovunque. I comunisti criticarono il cosiddetto primato del consumismo.
Tra il 48-51 i paesi al di là della cortina di Ferro adottarono piani quinquennali. Tutti i paesi avevano raggiunto livelli prebellici di produzione, mentre la nazionalizzazione aveva consegnato le industrie allo Stato. Gli esperti del partito dichiararono che in questa fase eroica il tenore di vita sarebbe stato sacrificato dal momento che le risorse sarebbero state destinate agli investimenti. L'Eu E mirava a una rivoluzione industriale.
Le industrie erano i nuovi santuari: erano la testimonianza della capacità dell'uomo e della scienza.
Ma non fu tutta solo propaganda. I tassi di crescita furono spettacolari. La produzione industriale e occupazione crebbero, nonostante il fatto che non esistesse alcun PM E e che anzi l'URSS stesse succhiando energie. Tassi di investimento altissimi produssero rapidi livelli di crescita in settori privilegiati quali quello minerario e la produzione di ferro e acciaio.
Questo tipo di sviluppo andava ammassando innumerevoli problemi per il futuro. Il ricorso al modello sovietico ad uso intensivo di lavoro non era illogico dove il capitale era scarso e il lavoro abbondante. Indusse i paesi E a privilegiare industrie basate su tecnologie antiquate. Operai vennero riversati nei settori industriali spinosi provocando tensioni economiche e politiche allorché la regione si trovò esposta alla competizione internazionale.
Più grave di tutti, dal p.d.v. politico, era il problema dell'agricoltura. Vennero deportati centinaia di migliaia di kulaki. Poiché il comunismo godeva del sostegno dei contadini il partito non aveva mostrato alcun interesse per la collettivizzazione e tentò di conquistarsi i contadini con la riforma agraria. Tale politica venne rovesciata. Lo stalinismo accollò al settore agricolo il fardello dell'industrializzazione, introducendo campagne per la collettivizzazione, oneri fiscali e tagli ai crediti e prestiti. La campagna ridotta a colonia avrebbe dovuto fornire cibo e manodopera. La nazionalizzazione della terra si rivelò una politica disastrosa. Se la produzione industriale aumentò quella agricola crebbe a mala pena.
I tentativi del partito di piegare i contadini al proprio volere ricorrendo al terrore sfociarono in diffuse agitazioni e in inevitabili accuse di sabotaggio contro i contadini benestanti.La resistenza acquisì proporzioni enormi.
Le rivolte contadine erano per tradizione una parte integrante del panorama politico e le nuove autorità statali le soppressero con gli stessi mezzi utilizzati dai loro predecessori:la polizia e l'esercito. Altri ebbero la casa saccheggiata, i prodotti e il bestiame requisiti e le famiglie bastonate.
Queste ribellioni testimoniarono la profonda insoddisfazione dei contadini. Essendo una delle cause della penuria alimentare esse ponevano indirettamente una seria minaccia al potere comunista. I critici del partito si resero conto che la collettivizzazione era una follia che minacciava l'intero sforzo dell'industrializzazione. Già a partire dal 51 tale politicavenne modificata al fine di ridurre gli aspetti coercitivi.
La spinta industrializzatrice andava creando altri nemici di classe. Giovani contadini si riversarono nelle città e i regimi tentarono di risolvere l'incombente problema della scarsità di alloggi sfrattando i proprietari borghesi. Queste persone improduttive dovettero pagare il prezzo del basso livello di sviluppo dell'edilizia.
Le vittime andarono a ingrossare gli eserciti di lavoratoti coatti impiegati nella realizzazione di imponenti progetti. Penuria alimentare e pessime condizioni provocarono un elevato tasso di suicidi. Questa forza lavoro coatta dette un grosso contributo ai tentativi degli apparati burocratici di raggiungere gli obiettivi fissati dal piano.
Anche i comuni lavoratori finirono oberati da restrizioni e pressioni. Le autorità misero al bando gli scioperi e limitarono la mobilità del lavoro. I lavoratori dovevano registrarsi presso la polizia locale per ottenere schede di identificazione. In assenza di aumenti salariali il basso tenore di vita, la penuria di cibo e altri beni, una disciplina sul lavoro più rigida e la costante opera di smascheramento dei sabotatori crearono un diffuso malcontento tra la forza lavoro. Forme di resistenza attiva erano difficili da contemplare, essendo i sindacati solo propaggini del potere statale e i lavoratori istigati a controllarsi a vicenda.
La fine del 49 vide strade, edifici e città dedicate al leader sovietico. Nacquero nuove città quali simboli di grandi progetti di edificazione del comunismo. Tali edifici simboleggiavano il trionfo dell'uomo sulla natura e sulle forze sociali.
La morte di S e la rivolta operaia a Berlino segnò la fine della spinta industrializzatrice.
Riformare il comunismo?
A metà anni 50 i successori di S inaugurarono un nuovo Corso che dovesse alleviare il malcontento mediante un rallentamento dell'industrializzazione. La collettivizzazione finì alla sbarra e registrò una rapida contrazione. Le tasse furono decurtate e così le quote di consegna obbligatorie. Furono annunciati un aumento della produzione nei beni di consumo e una soluzione al problema della penuria di alloggi. La dura disciplina dello stalinismo fu sostituita da un approccio più conciliante. Sul piano politico si ebbero dei cambiamenti. Si arrivò a una maggiore enfasi collettiva e in Eu E la posizione dei piccoli S venne ad essere minacciata. E vennero rovesciati.
Alla dipartita della direzione staliniana si accompagnò il totale discredito della polizia segreta. Gli organi di sicurezza apparivano ora incerti e disorientati. Costretti sulla difensiva persero tutta la propria sicurezza e affidabilità. Fu la fine della dittatura del partito all'interno del partito. Le vittime delle epurazioni furono riabilitate, i loro aguzzini epurati. Il partito riuscì ad addossare la colpa degli eccessi dello stalinismo a organismi sfuggiti al proprio controllo.
La destalinizzazio facilitò una nuova apertura di dibattito. Il partito andò enfatizzando la necessita di tornare alla legalità socialista, i poteri della polizia vennero limitati. I campi di lavoro vennero chiusi e i detenuti tornarono a casa.
Le classi dirigenti delle democrazie popolari dovettero affrontare il problema di come il partito stesso dovesse reagire alla destalinizzazione. I riformisti sostenevano l'esigenza di un cambiamento di rotta.
La destalinizzazione sollevò la questione del primato diritto sotto il comunismo e dei rapporti tra diritto ed ideologia. Da un lato era stato S a riasserire l'importanza del diritto; tuttavia se il diritto segna il passo rispetto alla vita allora va modificato. In tutto l'impero le costituzioni postbelliche avevano fatto proprio tale dettato rifiutando il principio borghese della separazione dei poteri: l'autorità doveva essere concentrata nelle mani del partito.
Il partito era al di sopra della legge. Sull'onda dei processi spettacolo i boss di partito tentarono la classica quadratura del cerchio. Il partito garantisce che le illegalità e le offese del passato non si ripeteranno.
Al centro di tutti questi dibattiti c'era la questione cardine della natura stessa del partito. I puristi ideologici erano stati rimpiazzati da una nuova classe. Gli eroi della guerra partigiana si erano trasformati in corrotti uomini. Ma se ciò era vero cosa si doveva fare? Si parlò di costruire un autentica democrazia multipartitica e di rinunciare al monopolio del potere del partito.
Tale rinascita dei postulati della pura democrazia borghese suonava come un vero e proprio anatema per gran parte dei quadri di partito. Esisteva un altra via: la democrazia diretta dell'autogoverno degli operai e la realizzazione del sogno marxiano del dissolvimento dello stato. La teoria dell'autogestione operaia suscitò grandi entusiasmi. Ma per quanto allettanti le teorie si rivelarono come risposta pragmatica alle richieste di riforma. Sicuro l'Urss non avrebbe acconsentito all'eliminazione del partito.
Se un certo declino dell'influenza ideologica del partito ebbe luogo fu dovuto a delle pressioni. L'intelligencjia tecnica andava dominando il partito. Riconoscevano la necessità di consentire a scienziati, manager e specialisti di guidare quelle riforme senza quali il destino del Partito era segnato. La loro ideologia ricalcava quella in voga alla fine degli anni '50. La convinzione che la scienza e uno stato diretto da esperti avessero le risposte giuste alla vita moderna.
A dare plausibilità a tali argomenti fu l'accento posto dai sovietici sul fatto che il capitalismo e comunismo fossero ideologie rivali.
La nuova società.
I mutamenti sociali occorsi in Eu E a opera del comunismo trasformarono la regione in una società urbana. Nacquero nuove città e la popolazione crebbe.
e. I grandi progetti edili del comunismo ebbero la precedenza sulla costruzione di appartamenti per i privati. La scarsità di spazio abitativo era forte.
La creazione di un servizio sanitario nazionale migliorò l'assistenza medica. La mortalità infantile registrò una riduzione. La speranza di vita andò ad eguagliare i livelli dell'Eu w.
Gli assegni famigliari, l'assistenza infantile e la liberalizzazione dell'aborto furono misure presentate come parte dell'emancipazione della donna anche se non slegate dall'esigenza di un economia in cerca di lavoro femminile. Se da un lato il numero di donne al lavoro aumentò dall'altro continuarono ad essere pagate meno degli uomini. E a permettere loro di lavorare fu il sistema statale di assistenza infantile e la presenza di nonni.
Quindi se l'equivalente nazista era stato fondato sul principio della razza e quello Eu w sui diritti dell'individuo quello dell'Eu E fu concepito per servire i bisogni della produzione economica. Ciò produsse incentivi al lavoro femminile e una relativa tranquillità nei confronti della popolazione anziana: chi non lavora non mangia. In accordo a tale precetto sociale il sistema previdenziale fu utilizzato come arma.
L'istruzione divenne accessibile a più gruppi sociali. Altrettanto l'università. Il sistema scolastico era d'importanza vitale per la creazione dei quadri destinati dirigere il nuovo ordine. Gli studi tecnici registrarono un aumento perché offrivano migliori prospettive di lavoro e perché preferiti agli studi umanistici, più influenzati dall'ideologia.
Questi mutamenti furono in parte di una filosofia sociale che mirava a spezzare le tradizionali gerarchie del passato. Il comunismo era molto più elitario di quanto si pensasse. In termini economici le sperequazioni di reddito registrarono una contrazione e le differenze tra lavoro manuale e non vennero attenuate. La mobilità verso l'alto dalla classe operaia all'élities amministrativa venne incoraggiata mediante l'assegnazione di specifiche quote per l'ammissione nell'uni.
Nel complesso equivalse a una vera e propria rivoluzione sociale. Il tenore di vita andava aumentando. Radio, tv, telefono si diffusero ponendo nuove sfide all'apparato di controllo del partito. Le famiglie iniziarono a contrarsi: indecisi tra bambino o auto.
Il mutato modello di vita trovò riflesso nei testi scolastici un attenzione al consumo e al tempo libero.
Nonostante tali successi, il malcontento era diffuso. Le persistenti scarsità di beni di consumo smentivano i pretesi successi rivendicati con orgoglio dal Partito. Ed era un elemento basilare del potere del partito: uno dei motivi per iscriversi al partito era la possibilità di avere accesso a beni scarsi.
La scarsità dei beni focalizzò il malcontento popolare sulla corruzione e il favoritismo. Laddove l'Eu w riceveva capitali dagli Usa, l'Eu E veniva prosciugata attraverso una politica di requisizioni. La creazione del Comecon come opposto al PM non alleviò il malcontento.
Negli anni' 60 il divario tra E e W si ampliò. Prima della guerra cechi e austriaci avevano la stessa percentuale di automobili private nel '60 gli austriaci era tre volte superiore. Il miracolo economico in Jap superò Mosca. La crescita in Eu E rallentò nel 60 nonostante le riforme. A differenza dell'EuW la produzione agricola superava il livello prebellico. La crescita che aveva avuto luogo si era basata su iniezioni di lavoro e non sull'aumento della produttività
guardando al futuro, le autorità non potevano non essere allarmate dalla disaffezione dilagante. I figli dell'eroe erano stati i beneficiari ma non apparivano riconoscenti.L'istruzione comunista aveva installato una sfiducia nei confronti dell'ideologia e li aveva resi critici di un sistema politico che li trattava come bambini e li privava delle informazioni. Paragonavano la loro vita non più con gli anni prebellici o bellici ma con quella dei loro coetanei.
Questi giovani svilupparono stili di vita che allarmarono i genitori e il partito. Molti avevano abbracciato il materialismo. Tendevano ad essere al contempo nazionalisti e cosmopoliti.
Ma neppure la scienza sociale poteva salvare i comunisti dalla verità. Era stato lo stesso partito a portare col suo insistente materialismo, l'urbanizzazione e i turisti, quindi il w, ai giovani. Le generazioni precedenti prima avevano dovuto emigrare.
Erano stanchi dell'ideologia comunista, ma nella loro adorazione della modernità i giovani dimostrarono di essere sempre più figli del partito.
Questo fu il paradosso del partito: la sua più grande conquista finì col ritorcerglisi contro e minacciare la sua esistenza.
La fine dell'impero?
A eccezione degli stati baltici, S aveva deciso di non incorporare l'Eu E nell'Urss preferendo una forma di dominio indiretto attraverso il controllo dell'élities. Nei loro rapporti interni ed esterni le democrazie popolari furono un esperimento sotto monitoraggio. L'egemonia sovietica non fu mai veramente in pericolo.
Il 45 53 segnarono una fase di crescente controllo sovietico, i decenni successivi furono un graduale processo di decentramento.
Solo di rado i diffusi sentimenti antisovietici nella regione ebbero modo di manifestarsi, ma i funzionari di partito furono consapevoli della loro esistenza.
Il sentimento popolare antisovietico si riversò nelle strade, operai e studenti (i privilegiati). Le rivolte operaie allarmarono le autorità molto di più di quelle degli studenti. Una gestione astuta e flessibile riuscì a ricacciare i fermenti sotto la cenere. L'Urss non gradiva l'idea di un intervento diretto ma era pronta se lo riteneva necessario.
Si parlò di uno stato di virtuale guerra civile tra partito e popolazione. L'avversione e persino il disprezzo popolare per il socialismo democratico fu frammisto a paura. Il comunismo fu abile nel distruggere ogni centro di resistenza. La polizia segreta si infiltrò nei luoghi di lavoro e nelle case private. In realtà una popolazione passiva era preferibile a una che prendeva il comunismo sul serio dal momento che questa produceva solo idealisti e oppositori alla realtà socialista. L'insoddisfazione popolare non era una grande minaccia per il partito.
Più grave la minaccia posta dai quadri comunisti. Il controllo sovietico si basava sull'obbedienza. Dopo la morte di S ciò cessò. Sorsero manifestazioni e scontri. Mosca tentò di ripristinare la disciplina attraverso il patto di Varsavia ma fu poco più di uno strumento per legalizzare la presenza delle truppe sovietiche nei paesi satellite. Ciò che rese la primavera di Praga ancora più minacciosa rispetto al 56 Ugh era che la rivolta era partita dalle fila del partito.
La macchina di controllo sovietico aveva dimostrato la propria affidabilità nonostante la senilità della leadership e la perdita di attrattiva dell'ideologia.
Mark Mazower - LE OMBRE DELL’EUROPA 7
History - Storia Contemporanea
Scritto da Dantavelli 07 Gennaio 2012
LE OMBRE DELL’EUROPA
Mark Mazower
7. Una pace brutale.
La 2GM fu più guerre in una: un conflitto militare, guerra tra razze religioni e gruppi etnici, una guerra di classe, una guerra civile. La percentuale di vittime civili fu molto alta. La guerra di sterminio a E fu il teatro di maggior spargimento. Fu un opera di distruzione. Le sofferenze e le devastazioni trasformarono le società Eu. Le perdite del conflitto provocarono lacerazioni profonde e sentimenti di rabbia.
Non vi fu nessun Anno Zero, nessuna netta separazione tra guerra calda e fredda, e i regimi postbellici affondano le radici nelle esperienze sociali del periodo bellico. La transazione all'epoca postbellica è iniziata nel 43 quando Alleati invasero l'It. Via via che l'occupazione nazista cedeva, la reinvenzione postbellica della democrazia in Eu divenne un area di conflitto nell'ambito della Guerra fredda: a W i socialdemocratici e a E le democrazie popolari comuniste. Ciascuna delle due parti vedeva nell'altra il successore di H.
Trasferimenti di massa e crisi sociale: 1944-48.
Le guerre finiscono col causare il trasferimento forzato di intere popolazioni. Il numero di profughi era decisamente alto rispetto alla cifra della 1GM. Alcuni spostamenti furono volontari e temporanei ma la maggior parte no. Il trasferimento coatto fu un modo per consolidare i confini politici.
Alcuni profughi consumarono la loro vendetta nei confronti dei De, dandosi al saccheggio e minacciando i civili. Utilizzarono un'espressione nazista per questo comportamento: organizzazione. Erano poco inclini a mostrare il rispetto per le cose e le persone e sarebbero diventati un problema per le autorità di occupazione. Tuttavia gli atti di vendetta furono pochi. Obiettivo dei profughi era quello di tornare a casa.
A volte il rimpatrio non fu affatto volontario. Secondo gli accordi di Yalta gli Alleati dovevano consegnare tutti i cittadini sovietici. Fu questo il motivo per cui la NKVD ebbe il permesso di istituire dei centri di interrogazione per esaminare i rimpatri sovietici. Via via che la paura del comunismo divenne sempre più alta un numero sempre più grande di E Eu residenti nell'area occupata dagli Alleati si oppose al trasferimento.
I sopravvissuti ebrei nel complesso non vollero tornare o non poterono tornare: le loro case erano occupate da altri, i loro beni perduti. L'antisemitismo Eu W chiuse ai profughi ebrei porte che erano state aperte ai popoli del baltico e dell'Eu E. così il numero di rifugiati ebrei continuò ad aumentare fino al '48 quanto la creazione dello stato di Israele e la promulgazione negli Usa della Legge sui profughi consentì alla gran parte di lasciare l'Eu. Mezzo milione di profughi arabi palestinesi durante la guerra arabo-israeliana del 48 pagarono il prezzo della riluttanza Eu ad assorbire la propria popolazione ebraica.
In Eu E il sentimento prevalente era quello di vendetta. Un tempo gli ebrei erano stati importanti portavoce della cultura De in Eu E, ora il loro sterminio divenne il preludio per la distruzione di ogni forma di vita De all'infuori della De. La guerra produsse la fine della questione ebraica ma anche di quella De.
Il sogno di H. trovò al fine la sua realizzazione e fu tollerato dagli Alleati nell'interesse dell'omogeneità etnica e della sicurezza Eu. La prima ondata di panico e di fuga di massa di fronte all'avanzata russa fu tra il 44 e il 45. i De fuggirono dalla Prussia E seguiti da quelli provenienti dalla Slesia e dalla Pomerania. Stupri di massa ed eccedi furono perpetrati dall'AR e scatenarono un clima di terrore. Coloro che non fuggirono furono rinchiusi in campi di lavoro e spogliati dei loro beni. Costretti a portare segni di identificazione: svastiche. Così venne restituita alla popolazione De l'umiliazione che loro aveva inflitto in precedenza.
In Cecosl l'odio per i De fu diffuso dal momento che molti non apparivano pentiti e pericolosi. Il presidente Benes si era guadagnato il sostegno degli Alleati grazie ai suoi piani di espulsione. Misure discriminatorie come divieto di impiegare mezzi pubblici o portare emblemi della sconfitta. L'espulsione era dettata si dalla vendetta e da una politica delle autorità: espellere i De perché i paesi sono costruiti su linee nazionali e non multinazionali.
A Postdam questa politica venne dichiarata. Gli Alleati accettarono il principio di espulsione di massa. La loro unica preoccupazione era quella di controllare il flusso di profughi in De. Si concordò così una temporanea interruzione dei trasferimenti. Anche se essi continuarono. Solo nell'inverno 45-46 furono organizzati trasferimenti più organizzati. Fu l'esodo più imponente di tutta Eu e molti morirono in viaggio.
La scomparsa dei De e degli ebrei in Eu E fu parte di un più vasto processo di turbolenza e instabilità demografica. I profughi appartenenti ad altri gruppi etnici furono cacciati dalle loro case e insediati altrove. Il Volk De rispondeva ora meglio ai confini dello stato De. Guerra, violenza e sconvolgimento sociale sconvolsero i sogni di omogeneità nazionale di Versaille.
Sommando le vittime civili, militari, prigionieri prima e dopo la guerra il totale ammonta a non meno della metà della popolazione in casi estremi quali De e Pl.
Gli anni di occupazione nazista avevano infranto rapporti umani, distrutto case e stravolto le società. La mutata ottica mentale e morale trasformò la condotta individuale e con essa la società e la politica.
Uno dei mutamenti più manifesti fu il venir meno del rispetto dei diritti di proprietà. Nell'Eu centrale buona parte finì col vivere in case altrui e godere dei beni altrui. Le espulsioni scatenarono in chi restava una caccia al tesoro.
I luoghi mutarono di identità e composizione. Le città con nomi tedeschi tornarono ai loro antichi nomi. In tutta Eu E i luoghi di culto vennero convertiti in granai, stalle, sale cinematog. Le case rimasero vuote fino ai nuovi arrivi. Molte aree di insediamento rimasero vuote per anni. In Pl il numero di coloni che andarono a sostituire i De fu insufficiente, le autorità locali lanciarono pubblicità per attirare la gente.
Il modo in cui i funzionari trattarono questo repentino scambio di proprietà lasciò il segno sull'atteggiamento della popolazione nei confronti dell'autorità. Il dominio nazista aveva già installato il credo che la forza fosse l'unica cosa che contava. Partigiani, poliziotti e tribunali sfruttarono appieno le opportunità che si presentarono. Accrebbe il cinismo verso la politica che alimentò l'apatia e il conformismo e compromise i tentativi di sfidare i tenutari del paese.
Le espulsioni finirono per far acquisire popolarità e accrescere i livello di dipendenza politica. Considerazioni di giustizia sociale e di sicurezza nazionale furono spesso una copertura.
Famiglia e morale.
La guerra e i trasferimenti divisero le famiglie. Ci fu un numero altissimo di orfani.
La Croce rossa, i governi nazionali e l'UNRRA istituirono subito dei centri di ricerca per le persone scomparse. Ma il numero di individui restituiti alla propria famiglia fu minimo rispetto a quelli mai più trovati.
I bambini erano depressi, seri per la loro età e nervosi, cinici, avviliti e diffidenti dell'autorità. Sembrava che la guerra avesse prodotto una generazione di anti-idealisti.
Gli orfani erano sospettosi delle dimostrazioni di affetto, inclini alla violenza. Non si aspettassero aiuto dagli adulti.
Tutto ciò venne superato con la costante attenzione e amore. I casi di psicosi furono veramente pochi. I sopravvissuti all'olocausto e gli ex-prigionieri vennero a trovarsi in situazioni diverse. tali differenze furono meno evidenti nel periodo bellico e il loro atteggiamento emotivo era alla base di alcuni più generali comportamenti sociali e politici.
Il cinismo verso l'autorità e un inclinazione a infrangere la legge furono evidenti.
Anche in paesi meno devastati molti videro nella fine della guerra la possibilità di lasciarsi alle spalle la follia di un mondo lacerato dalla lotta politica. Vi fu un rifiuto della politica e dei partiti, un atteggiamento ironico e sarcastico nei confronti del nazismo.
Dopo il 45 la politica si trasformò in qualcosa da sopportare, mentre la sfera privata era molto più rivelante in quanto fattore di stabilità. Si apriva un mondo in cui l'ideologia aveva perduto i suoi poteri magici.
Fu la famiglia a fungere da rifugio. Si cercava matrimonio e stabilità. Furono elementi essenziali. Le conseguenze psicologiche più preoccupanti tra i sopravvissuti e i loro figli emersero solo più avanti.
Questo nuovo attaccamento alla famiglia fu un fenomeno diffuso e contribuì al baby-boom degli anni 50.
I risultati degli esodi furono paradossali: da un lato le autorità si trovarono davanti a una tabula rasa su cui imprimere le propria visione sociale, davanti a una popolazione spostata a sinistra che richiedeva riforme e ricostruzione, dall'altro il sentimento dominante era la spossatezza.
Conseguenza di tutto ciò fu il diffondersi nell'opinione pubblica di un sentimento radicale e conservatore. Voleva si ricostruire ma senza tanti sconvolgimenti.
La politica di occupazione, 1943-45.
Nel 43 in Uk si pensò che la sola alternativa alla URSS sull'Eu E era creare una commissione interalleata per l'armistizio presieduta a turno. Così le 3 potenze avrebbero elaborato congiuntamente la politica da adottare nei territori rientranti nel loro controllo. I russi accolsero l'idea prima di sapere di essere stati esclusi dai negoziati alleati per la resa dell'It.Tale questione creò un precedente. Il comportamento degli alleati era eloquente e già nel 43 si riscontravano i limiti di collaborazione tra le 3 potenze.
L'URSS era ben lungi dal progettare la conquista dell'Eu E che le grandi potenze avrebbero finito col temere. I sovietici prevedevano un attimo di respiro durante il quale i confini sarebbero stati confermati e si sarebbe posto riparo alle devastazioni della guerra.
Tra le 3 potenze c'era molto terreno comune. Quando S. ruppe i rapporti con il governo polacco in esilio, l'inconsistenza della risposta alleata lo indusse a presumere che il suo tentativo di instaurare un governo filorusso fosse ben accetta. Nel 43 gli Alleati acconsentirono a spostare verso W i confini Pl, una mossa che avrebbe trasformato la Pl in un satellite dell'URSS.
Una volta che i Uk e Usa decisero di non invadere i Balcani dal Mediterraneo apparve chiaro che niente avrebbe fermato l'avanzata russa in Eu E. Assistettero all'accordo tra Molotov e la delegazione rumena che forniva all'Alto comando sovietico ampi poteri nel paese occupato. Il mese seguente Churchill e S parlarono apertamente delle sfere di influenza. No questa spartizione onnicomprensiva. S. concedeva It e Gr, ma voleva Ungheria. Sia in Fr che in It i partiti comunisti avevano ricevuto l'istruzione di perseguire una politica legalitaria. In It il risultato fu che il PCI accettò di sostenere la monarchia in modo molto più deciso rispetto agli altri partiti.
La dichiarazione di Yalta sull'Eu liberata. va valutata alla luce di tale presa di coscienza da parte delle grandi potenze. Roosvelt aveva osservato che i russi avevano il potere in Eu E e l'unica cosa da fare era impegnare tutta la loro influenza per migliorare la situazione. L'impegno alla promozione di libere elezioni in Eu non si coniugava con la realpolitik dell'accordo tra C. e S. Sia i comunisti polacchi che i loro oppositori interpretarono gli accordi di Y. come una vittoria comunista. Così in Pl il partito dei lavoratori lanciò campagna di reclutamento al fine di costruirsi una base, e il dominio sovietico era evidente.
Nel 45 non si era ancora giunti alla netta spaccatura di 3 anni dopo. In Pl la tattica comunista colpì l'opinione pubblica W e provocò proteste da parte di C. e R. Le sfere di influenza di Y lasciaro immutata l'Eu. S. non poteva contare sulla tolleranza W.
La questione chiave rimase tuttavia la De. Tutti e 3 erano dediti a preservare l'unità del paese. Così quando la guerra giunse al termine tra le 3 potenze si creò unasituazione di crescente tensione ma non di stallo completo. Nel 45 la politica interna fu caratterizzata da particolari estremismi. In tutta Eu si adottò la formula politica di governi di coalizione impegnati nella rapida realizzazione delle riforme economiche per un rinnovamento della democrazia parlamentare.
Un nuovo inizio?
In tutta Eu il ritiro dei De espose molti all'accusa di collaborazionismo o tradimento. Difficile assistere a una rinascita degli stati nazionali senza una loro purificazione da chi li aveva traditi.
Si diffusero diversi concetti di punizione: La prima è dalla morte di Carretta: uno spontaneo desiderio popolare di vendetta che si manifestò in esecuzioni sul posto e linciaggi e pubbliche umiliazioni. Fu evidente in It, Fr e Belgio. . Il clima più violento e i singoli attacchi si trasformarono in una più vasta ondata di uccisioni.
La natura occasionale di tali uccisioni contribuì nel lungo periodo a screditare l'idea stessa di punire i collaborazionisti, ma nel breve periodo sollevò lo spettro di una guerra civile in piena regola e indusse i movimenti di resistenza a intervenire e asserire la propria autorità.
La seconda fu quella della resistenza organizzata, stretta tra le passioni della base da un lato e il legalismo e la moderazione della leadership dall'altro. Da parte della resistenza il fatto di punire i traditori fu un modo per demoralizzare gli oppositori. Le corti marziali continuarono a svolgere la loro attività istituendo campi di internamento per rinchiudere i sospetti collaborazionisti e a volte proteggerli dalla furia popolare. All'interno della stessa resistenza vi erano forti dibattiti su quale tipo di giustizia utilizzare.
La liberazione fu un evento civile, ma il numero di vittime della prima ondata di epurazioni fu alto in confronto al passo più lento che contraddistinse la giustizia ufficiale.
La terza che alla fine prevalse su queste autorità improvvisate fu quella delle nuove autorità politiche di ritorno dall'esilio e riconosciute dalle potenze straniere. Qui il desiderio di vendetta fu più contenuto e maggiore attenzione all'ordine pubblico e alla legalità. Vi furono molte tensioni tra il lento procedere e le aspettative della popolazione.
Nel 45-46 iniziava a emergere un chiaro modello di sviluppo. I governi di coalizione risposero alla richiesta di pulizia avviando un'ondata di investigazioni giudiziarie nei confronti dei collaborazionisti. Furono creati sistemi legali a più fasi di giudizio. Pochi processi si conclusero con condanne severe e nel 46 la delusione nei confronti dell'intero sistema giudiziario era forte. Furono introdotte le prime leggi di amnistia.
In Norvegia furono processati gli elementi filofascisti ma ben pochi ricevettero condanne superiori ai 5 anni. Le sentenze di morte furono 25 Fr, fu la perdita dei diritti di cittadinanza: l'accusa di degradazione nazionale funse per regimi postbellici da importante spartiacque ideologico e permise loro di gettarsi alle spalle il collaborazionismo e riaffermare l'essenza democratica della nazione.
Ambigua fu l'opera di epurazione nelle amministrazioni statali, nella polizia e nell'esercito. Da un lato le nuove autorità desideravano governare sulla base dei principi postfascisti; dall'altro avevano bisogno di assicurare quanto prima possibile un governo stabile. In It e in Austria l'impraticabilità di un totale repulisti era ovvia. In It la violenza delle iniziali epurazioni portò a una controrisposta più rapida: le epurazioni nell'amministrazione statale finirono già nell'autunno del 45.
Nel complesso i governi Eu w preferirono la continuità alle aule di tribunale. Alcuni dipendenti pubblici furono puniti, altri restarono immuni. De Gaulle creò una nuova forza politica repubblicana, la CSR. Più tipici in Eu W furono i casi dei carabinieri in It e della Guardia nazionale in Gr il cui personale si limitò tra il 43 e il 46 a cambiare uniforme. Altri settori chiave se la cavarono con qualche inchiesta superficiale. Se il concetto di Nazione assurse a nuova vita, la macchina statale restò immutata.
All'interno dei governi democratici cristiani e conservatori predicavano i vantaggi dell'amnistia e del perdono. L'anticomunismo conservatore aiuta a spiegare la nascita di una decisa resistenza a qualsiasi idea di epurazione globale. Il desiderio era di vedere i governi concentrare le energie sulla ricostruzioni dell'economia e sull'innalzamento del tenore di vita.
Alla fine del 44 scoppiarono in Gr e in Belgio scontri a causa dei timori della resistenza che i governi in esilio reinsediati non avrebbero messo mano ad alcun sostanziale ricambio del personale. La smobilitazione delle forze partigiane risultò un compito arduo e subordinato alla promessa di riforme rapide e concrete. I partigiani furono scavalcati. Tali risentimenti furono pericolosi e produssero atti di violenza. La Gr fu il caso estremo: la tregua del 45 sfociò in una guerra civile che sarebbe durata 3 anni. In It esplose un insurrezione che seguì il tentato assassinio di Palmiro Togliatti nel 48.
Anche in Eu E vi furono le epurazioni ma furono differenti da quelle W. Non furono basate su inchieste giudiziarie relativa a singoli misfatti ma su una attribuzione collettiva risultante dalla posizione sociale o dall'appartenenza etnica. Ciò riflette la differenza che caratterizzò i due opposti progetti politici e sociali.
Le campagne antifasciste implicarono il licenziamento, la deportazione e l'espropriazione. Nel 45 istituiti comitati locali incaricati di arrestare e processare sospetti collaborazionisti. Crearono anche speciali unità di polizia. Furono istituiti i tribunali del popolo per i casi politici di più alto profilo. I giornali comunisti criticavano i tribunali troppo moderati sostenendo che la democrazia è troppo umana.
In Jug Tito ordinò il massacro di migliaia di membri delle formazioni collaborazioniste serbe, croate e slovene. Egli vide una soluzione pragmatica dinanzi al timore che i tribunali non potessero gestire tante singole inchieste. In Gr esecuzioni di massa di nemici del popolo che finì coll'includere il semplice status di borghese.
I regimi Eu sostenuti dalla URSS portarono a questa sorta di pulizia etnica in modo più sistematico. Risposero ad ogni elemento anticomunista con la repressione e l'espropriazione. In Rom le autorità sovietiche intervennero fulmineamente con durezza per schiacciare ogni possibile resistenza.
In Ungh il decreto della riforma agraria si scagliò contro i nemici del popolo prendendo a bersaglio sia il nemico di classe (big proprietari terrieri) che quello etnico (>De).
L'opera di confisca delle proprietà De in Ceco e Pl divennero disponibili per l'insediamento, con tale strategia i nuovi governi tentarono di conquistare il consenso popolare. A volte l'espulsione dei De fece parte di un più complesso progetto volto a estirpare le > dal paese.
In Eu opposta natura delle epurazioni. In W furono limitate assoggettate al controllo della magistratura e ridimensionate. In E l'attività giudiziaria rientro in un più ampio progetto di misure di controllo. Le epurazioni furono uno strumento per una trasformazione economica ed etnica della società e un mezzo un concreto supporto popolare e per le sx di rivendicare la propria leadership sulla nazione.
La divisione della Germania.
La linea di frontiera in De ha significato la divisione dell'Eu. Ma nel 45 le 3P erano d'accordo nel tenere unita la De. Come si è giunti alla sua divisione?
All'inizio i vincitori condividevano molti obiettivi di fondo: estirpare il nazismo, punire i criminali di guerra, radicale riforma economica mediante la decartellizzazione e la riforma agraria con l'obiettivo di spezzare il potere, democratizzare la De.
Nell'accordo di Postdam si operava una netta distinzione tra nazionalsocialismo e popolo De, ma sorvolò sui motivi di disaccordo dei leader. Ai Fr era stata affidata una propria zona di occupazione, ma non voleva una De unita, rifiutando un amministrazione centrale De sotto la supervisione della Commissione di controllo. Nel frattempo le diverse politiche nelle diverse zone di occupazione crearono regimi sociali e politici divergenti.
Il ripudio del regime nazista assunse forme simili in tutta Eu. I nomi delle strade cambiati, le biblioteche epurate. Ma le differenze di approccio divennero sempre più evidenti.Nella zona sovietica la denazificazione era un sistema per distruggere le basi economiche e sociali della reazione. Le autorità attuarono una massiccia epurazione amministrativa e crearono brevi corsi di addestramento per i nuovi quadri. Gli slogan antinazisti erano la giustificazione per riforme economiche. Con le proprietà terriere confiscate fu creata una nuova classe di piccoli agricoltori. Le banche e le industrie furono nazionalizzate.
La politica sovietica rifletteva due basilari punti fermi. 1) l'interpretazione del nazismo fatto dai comunisti: fascismo h. era frutto della natura reazionaria del capitalismo De per cui se si voleva estirpare l'autoritarismo De era necessario abbattere il capitalismo e socializzare l'economia. 2) spolpare le risorse De per ricostruire le proprie e sfruttare appieno le clausole sulle riparazioni. Nel lungo periodo i due termini si rivelarono incompatibili.
Nelle zone w la denazificazione fu condotta sulla base di singole inchieste giudiziarie, un criterio che si dimostrò più praticabile quando la portata delle epurazioni aumentò. I famigerati questionari elemento base delle inchieste presero ad accumularsi trasformando in breve periodo l'intero processo di denazificazione in un mostro burocratico. Le epurazioni colpirono milioni di De ma andò maturando tra l'opinione pubblica la convinzione che fossero stati presi solo i pesci piccoli. Le procedure alleate non furono molto migliori di quelle E.
Così come i sovietici il processo di denazificazione in w dipendeva dalle generali teorie sul nazismo. Gli alleati lo consideravano un regime dittatoriale imposto dall'alto e una opera di ripulisti degli ex-nazisti sarebbe bastata a far maturare le propensioni democratiche.
La reazione De alla sconfitta non corrispose a tale prospettiva. Da un lato la resistenza all'occupazione da molti temuta non si concretizzò. La sconfitta totale sembrava averscreditato il nazismo. Dall'altro gli alleati si aspettavano segni di pentimento e il desiderio di ritornare alla democrazia.
I primi rapporti furono avvilenti. I cittadini De sembrarono allibiti dinanzi al totale crollo del Reich. Apparivano apatici e individualisti e pensavano più al cibo che alla democrazia e gli alleati incominciarono a temere la passività politica. Gli atteggiamenti mentali nazisti sopravvissero alla caduta manifestandosi in modi incongrui.
Rendendosi conto che la sola denazificazione gli alleati avviarono un opera di rieducazione. I libri scolastici vennero riscritti, scuole e università ristrutturate e aperte a nuove teorie e interpretazioni.
I Uk restarono i meno ottimisti. Per i Fr la questione più importante non era la denazificazione ma una trasformazione della cultura De. L'intervento Usa fu più incisivo e sfociò in un epurazione delle università De.
Sia nella denazificazione che nella rieducazione si ebbero scarsi risultati.
Nella zona sovietica vennero portate avanti riforme in campo pedagogico grazie al fatto che l'opposizione era ridotta al silenzio. Rifletté la differenza di fondo dei regimi: a w la denazificazione non comportò alcuna riforma sociale mentre a E l'una accompagnò l'altra. Gli alleati si rivelarono restii a promuovere radicali riforme sociali ed economiche perché non si fidavano dei gruppi locali e per la paura di peggiorare la situazione di scarsità alimentari e le difficoltà economiche.
Questo fu anche il motivo della crescente ostilità con cui reagirono alle istanze sovietiche di smantellare l'industria De. Il saccheggio delle risorse De creò enorme confusione e disoccupazione. Le condizioni economiche della zona E non fossero peggiori di quella W anche migliori grazie all'applicazione della pianificazione economica. La crescita industriale iniziò presto. Grazie alla riforma agraria la popolazione W fu nutrita relativamente bene fino al 47.
Quella delle riparazioni divenne la questione che decretò la fine del governo quadripartito. Postdam diceva che la URSS poteva utilizzare le risorse De nella misura in cui queste non fossero necessarie per l'economia De. Durante l'inverno del 45-46 le scarsità alimentari provocarono una riduzione dei razionamenti. I problemi inerenti all'opera di soccorso erano aggravati dai milioni di profughi che affluivano nelle zone w. Dinanzi a questa crisi sociale i governi w iniziarono a insistere sull'esigenza di formulare un approccio nuovo della ricostruzione De. L'URSS si rifiutò di ridurre l'entità delle riparazione e il traffico economico tra i confini delle due zone declinò rapidamente.
Al fondo della rottura Urss-Usa c'era il divario che separava le rispettive esperienze belliche. L'Urss aveva sostenuto il peso maggiore dello sforzo militare De e sofferto molto di più. La sua politica era guidata dal desiderio di sfruttare le risorse economiche De. Gli Usa che avevano goduto di un boom economico grazie alla guerra, le cui perdite erano irrilevanti e i rapporti con la De erano immuni dall'antagonismo razziale. Usa era divisa tra coloro che volevano un approccio più punitivo e coloro che non volevano ripetere gli errori del 18 e sceglievano un approccio più costruttivo. Questa seconda opinione prevalse via via che la crisi economica rese evidenti le sue proporzioni.
La zona E vide nascere quasi subito il PC mentre quella w permisero solo più tardi la nascita di partiti locali, preferendo affidarsi ad amministrazione più conservatore e apolitica..
La strategia politica dei sovietici apparve evidente nel 45 allorché venne costruito un blocco antifascista quadripartito. L'insistenza a Postdam su un approccio alleato comune alla questione delle attività dei partiti permise all'Urss di presentarsi come i sostenitori delle forze interne che premevano affinché fosse loro affidata maggiore responsabilità. Il PCDe sottolineò la propria adesione alla democrazia parlamentare attraverso un blocco di forze democratiche antifasciste.
Con l'inizio dell'attività della SPD nelle zone W la politica sovietica passò dal sostenere la creazione di diversi partiti distinti all'insistenza sulla fusione tra SPD e KPD (comunisti). Tale mutamento è possibile che sia stato dato dai fallimenti elettorali in Aus e Ungh. Nel 46 i due partiti si fusero. I socialdemocratici a Berlino protestarono e il neonato partito dell'unità socialista SED indisse le prime riunioni. Gli alleati diffidarono sempre di più della tattica sovietica.
Nei successivi mesi i rapporti tra Urss e alleati andarono peggiorando. Una disputa tra Molotov e Byrnes sulla frontiera Pl-De fu seguita dalle elezioni nella zona E di De. Un mese dopo le zone Uk e Usa e Fr vennero unificate. La commissione di controllo quadripartita aveva cessato di operare incapace di trovar accordo su qualsiasi cosa. Iniziò
una politica anticomunista da parte degli Usa e l'inizio della GF.
La diffidenza nei confronti della De cessò. Le relazioni tra E-W furono di reciproco sospetto: il Piano Marshall venne visto da Urss come tentativo di sovvertire il suo dominio in Eu E e il Cominform destò grande allarme. Ma l'evento chiave fu la primavera di Praga che provocò un avvicinamento tra Usa e Fr.
La guerra fredda in Europa.
La GF portò stabilità e costrinse la rinascita della vita politica entro i termini dettati dall'equilibrio internazionale dei poteri. S. non aveva alcun motivo bellicoso e sia Uk che Usa accettarono anche con riluttanza i termini della loro alleanza con i russi e riconobbero il loro predominio nell'Eu E. Il Cominform segnò anche l'inizio di una politica sovietica di consolidamento conservatore al di là della Cortina di Ferro. Anche per gli Usa quella del contenimento fu una dottrina essenzialmente difensiva. La paura di un concreto scoppio di ostilità si dimostrò infondata; nonostante la tensione nei rapporti nessuna delle due parti prese mai in seria considerazione l'idea di ricorrere alla forza militare per intervenire nell'altrui sfera di influenza. I punti critici pericolosi erano: Trieste Ungh e Gr.
Una delle conseguenze della divisione del continente fu che le dispute sui confini e le questioni delle > irrisolte cessarono di minacciare la stabilità internazionale. In W gli Usa risolsero le rivendicazioni dei Fr con la Valle d'Aosta e della De w. E tra gli accordi di pace le dispute tra Ceco e Ungh dovevano essere lasciate ai due paesi interessati. Né i trattati di pace né le Nazioni Unite prestarono attenzione ai diritti delle >.
Tale stabilità aveva costi molto alti. A partire da quel momento la lotta tra le superpotenze non si estrinsecò sui campi di battagli ma con mezzi più compatibili. L'agente segreto era il soldato della GF. Le attività di intelligence non furono più considerate mere appendici delle operazioni militari, ma svilupparono propri interessi burocratici. In Eu w si diffuse una rete di sorveglianza mutuata dal modello Usa e impiantò nuclei anticomunisti nel tessuto politico dei vari paesi. Solo negli anni '80 la loro attività sarebbe stata rivelata.
I predominio dell'anticomunismo in w dette un impronta fortemente conservatrice che mise nei guai i liberali e gli esponenti della sx.
L'anticomunismo in Eu w minacciò di introdurre pesanti restrizioni alle libertà civili. Nel 46-47 i PC furono cacciati dal governo e nel 48-49 lo Stato ricorse a unitàparamilitari per schiacciare la resistenza di sx. Lo scontro per la democrazia assunse le tinte della GF, con la sx ad accusare le amministrazioni conservatrici di trasformare l'antifascismo in qualcosa di sospetto e di soccorrere il fascismo.
In It e in Gr i sospetti simpatizzanti di sx andarono a riempire le celle svuotate dai collaborazionisti. Dopo l'importante vittoria dei democristiani alle elezioni italiane del 48, le unità di assalto di Scelba misero in galera centinaia di partigiani e operai. 10 anni dopo la fine della guerra civile spagnola la polizia di Franco andava rastrellando i partigiani.
In Eu E la resistenza all'ordine imposto dalla GF subì una repressione più dura. Si condussero feroci opere di rastrellamento antipartigiane. La lotta alla resistenza più tenace ebbe luogo negli Stati baltici. I fratelli della foresta, come venivano chiamati, attaccavano le truppe russe, boicottavano le elezioni e uccidevano i collaborazionisti.
Ci sono casi eccezionali di individui che rifiutarono la struttura di potere postbellica per diversi decenni. Ma la maggioranza accettò la divisione del continente e l'equilibrio di potere.La stabilità della GF portò il tempo che consentì la rigenerazione della vita economica e una radicale trasformazione dei costumi politici.
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